LIDIA RAVERA.
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PICCOLI UOMINI. 2009.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Piccoli uomini. Par condicio.
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Non  cattiveria, ragazzi,  par condicio. Dovete provare anche voi. A essere guardati come
pezzi di carne, come pupi gonfiabili, come oggetti di desiderio o di scherno. Come racchioni, come
zitelli, come maschi con cui non andare in vacanza. Dovete provare a essere accusati di non avere 23
anni come se avere 23 anni (o 17) fosse un talento e non un dato di fatto, una condizione transitoria.
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Dovete provare a ricevere occhiate sul culo o sui bicipiti o sul pacco anche se di professione fate il
consigliere regionale, anche se concorrete a un posto di ricercatore, e avete tre lauree e non vi  mai
venuto in mente di fare il ballerino o il midnight cowboy, e il vostro obbiettivo non  essere pagati per
uscire in boxer da una torta. Dovete incassare anche voi un po' delle umiliazioni che non vengono
risparmiate alle donne. Sar dura dover attirare l'attenzione dei lettori sui cedimenti delle vostre carni,
sulle innocenti strategie adottate per rivestire crani sguarniti, sui ventri prominenti, sulle cravatte, sulle
montature degli occhiali, sui pallori malsani, sui dorsi incurvati, sugli sguardi stanchi. Sar dura
confrontare maturi esponenti del mondo politico con pornostar e tennisti, boys e calciatori. Ma  un
dovere irrinunciabile, quasi un must pedagogico, rifilarvi il trattamento che da secoli una spietata
maggioranza di voi riserva alle femmine della specie. Niente di personale, ragazzi.
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Prefazione.
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Aurea brevitas. di Liliana Rampello.
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Le 900 battute che inaugurano nell'ottobre del 2009 la nuova rubrica di Lidia Ravera sull'Unit
Par condicio potevano s dare un'idea delle sue intenzioni, ma non dicevano molto dello stile con cui
la materia sarebbe stata trattata. La sfida era quella di parlare degli uomini come loro parlano delle
donne, di guardarli come loro guardano noi. Materia scivolosa, parente della rivalsa, della vendetta,
della recriminazione, materia insomma che facilmente poteva mettere l'autrice nella tipica situazione in
cui sono state rifilate nei secoli tante donne pensanti, quella di una miseria ricca solo di aggettivi
misogini come petulante, saccente, frustrata e sostantivi come strega, isterica, zitella...
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Una bella scommessa, vinta a mio parere con grande divertimento, suo e nostro, e in grado
finalmente di farci vedere, attraverso la lingua di una, i passi da gigante che molte donne hanno ormai
fatto sulla scena sociale e storica attuale. Ora che possiamo leggere, dentro un montaggio che ricolloca
ogni singolo pezzo in una prospettiva di pi lunga durata, il lavoro di tanti mesi (tre pezzi a settimana),
la sorpresa  magnifica: i ritratti maschili, che sfilano in una galleria di imperdonabili, sono acuti,
precisi, fulminei, fanno sorridere e ridere per la maestria del tocco di velenosa eleganza, quella pi
sofisticata, la migliore. Mentre le vicende della cronaca quotidiana, incorniciate, inanellate, infilate,
nella seconda parte, una dopo l'altra, una nell'altra, ci spingono a rivedere momenti della nostra vita
politica che fanno ancora spavento. Cosa ci ha ridotto cos? La trasformazione reale  quello che (ci) 
successo  ritorna a noi attraverso un sarcasmo che fa pensare e l'ironia incalzante di un giudizio
sorridente e severo, perch qui si tratta di passione civile.
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 questa passione che ha permesso a Lidia Ravera di vedere il mutamento antropologico degli
ultimi anni, di guardarlo senza distogliere lo sguardo, anzi di osservarlo nella sua volgarit, cercando,
per descriverlo, una lingua che non si lasciasse mai, a sua volta, involgarire. Ci voleva questo sforzo
per non rimanere impigliata nella rete dell'altro, e arrivare cos a scrivere, a modo suo, una
fenomenologia dell'attualit, ricca di citazioni e allusioni letterarie e cinematografiche che  piacevole
rintracciare, come in un gioco di decifrabili rimandi.
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Per cogliere l'indice nascosto e unico della personalit dell'uomo famoso d'oggi, o del suo
vuoto, le basta un solo tratto: simile a una puntasecca, il suo disegno si mette all'opera e all'osso per
rivelarne, infine, la ben pi cruda infamia. Sempre, da brava giornalista (ma in primis scrittrice), tallona
la realt con l'insistenza giusta di chi vuole svelarne una piccola verit, da comunicare in modo
comprensibile, godibile, leggero e sensato. Facile in fondo, una volta che la realt  stata smascherata
per noi. La brutta politica finisce dunque sotto la lente di una donna che usa in modo impeccabile la
penna per illuminare la scena dei nostri tempi, i suoi protagonisti e comprimari, frugando tra fatti e
situazioni che dimentichiamo troppo in fretta. Sbagliando. Meglio ricordare, avere un piccolo breviario,
questo, per ricordare chi, negli ultimi anni, ha deciso il nostro destino comune, e chi, come accennato
negli ultimi ritratti, ci d ancora speranza.
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Bella la schiena diritta di questa piemontese che  rimasta sobria in anni di sublime vacuit.
Utile rileggere la sua signorile traversata dei tempi.
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Liliana Rampello.
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Ruling Class.
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Gianni Alemanno.
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Con quella faccia da ragazzino stanco ma prepotente, Gianni Alemanno pare pi adatto
all'attuale, pensosa, fase dei licenziamenti che a quella, pomposa, dei proponimenti. Due anni fa
promise: una svolta nel traffico, nell'inquinamento, nel sistema dei servizi pubblici (a Roma per
prendere l'autobus devi avere tutta la vita davanti), 25mila nuovi alloggi, canoni d'affitto controllati,
asili per tutti e, tanto per gratificare gli elettori a vocazione nazi-xenofoba, la cacciata di 20mila
immigrati. Lo slogan era: Padroni a casa nostra. La promessa: Pi rigore, pi seriet, pi impegno.
L'impegno non ha portato risultati visibili (a parte un buco di 180 milioni di euro, in crescita). La
seriet  stata applicata a risolvere la piaga della disoccupazione per parenti e amici (Padroni a casa
nostra, appunto). Il rigore  di scena adesso, nel cacciar via quelli che si sono fatti beccare.
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Angelino Alfano.
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Gira una fotografia di Angelino Alfano, detto Lodo, piuttosto compromettente. L'ha pubblicata,
spiace dirlo, anche questo giornale. Il ministro vi compare aggrappato al suo telefonino: le palpebre
calate, le labbra sollevate a mostrare due splendide arcate dentarie strette in una morsa di disappunto.
Un ventaglietto di rughe d'impressione (son tempi duri per chi governa sulle carceri) marchia
precocemente lo zigomo sinistro e l'impeccabile cravatta porpora a losanghe gialline  scentrata
rispetto ai bottoni della camicia. Qualcosa nella postura rigida, nelle sopracciglia stupefatte, nella
faticosa ampiezza della fronte corrucciata segnala il disagio del giovane. Bench una morbida peluria
occulti appena una pelata di potenza bersaniana, Angelino  nato nel recente 1970. Dovrebbe ancora
rispondere, da precario, in un call center. E, magari, non dicendo sempre: S.
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Anime morte.
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Il 14 dicembre, giorno della sfiducia verso Silvio Berlusconi, passer alla storia come il
Giorno della Sfiducia e basta. Lui, per un pugno di voti, ha retto l'onda d'urto dei suoi oppositori.
Noi, per un pugno di voti, dalla sfiducia siamo stati travolti. Abbiamo pensato: il nostro Paese  tenuto
in scacco dalla fame di soldi e di potere. E Berlusconi possiede entrambi questi formidabili strumenti di
persuasione. Chi  capace di resistere al canto del tornaconto personale? Pochi, e saranno emarginati.
Vincenti sono quelli dal percorso flessibile, dalle idee deboli e tutte barattabili con altro. Ne sono
emersi parecchi, dal retrobottega del Palazzo: fisionomie sconosciute. Anime morte. Fino a ieri
chiedevano futuro e libert, spasimavano per l'Italia dei Valori, poi hanno capito che la libert non
garantisce un futuro decente e i valori, se sono morali, non hanno mercato.
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Luca Barbareschi.
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Alto, bruno, dotato d'un fascino sgodevole (se mi passate il bolognesismo) fra il tenebroso
e il malmostoso, virilmente belloccio, Luca Barbareschi  stato prestato alla politica dal cinema e al
centrodestra dal destino. Come altri uomini di spettacolo  stato eletto per celebrit e forse si aspettava
di esser posto a capo di un ministero che gli consentisse di salvare teatri falcidiati dall'ignoranza al
potere o la produzione di fiction nostrana o un cinema immiserito dalla preminenza della barzelletta
sulla storia. Non gli  stato concesso, perch la politica con la competenza non vuole avere niente a che
fare. Il malmostoso si  unito ai ribelli finiani e ha trovato per la banda un nome impegnativo: Futuro
e Libert. Sono parole svuotate da decenni di uso improprio, eppure, se pensiamo a un futuro di
libert da B., ci fanno sognare. Contiamo su di voi, compagni camerati!
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Maurizio Belpietro.
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Chiss come ci si sente a nascere con un cognome evocativo, che ti descrive come una foto
segnaletica. Sei belloccio ma pesante, la tua forza bestiale  limitata da lineamenti regolari, la tua
mascella  dura ma gommosa, come un Mussolini gonfiabile... e ti chiami Belpietro.
Ovvio che la carriera televisiva ti arrida. Il video ama la semplificazione. Hai occhi blu. E
capelli bianchi cortini ma graziosi, che scendono un po' sulla fronte. Un taglio, direi, alla Giulio
Cesare. Ti si immagina assolutamente glabro, liscio e freddo, bianco e massiccio, senza spigoli n
appigli. Nell'intimit devi essere difficile da maneggiare, scivoloso all'abbraccio, pi da placcare che
da carezzare. Vestito, nell'esercizio delle tue funzioni di Divinit Padana, la giacca, troppo piena,
mostra punti di sutura all'altezza dei pettorali, la cravatta sa di cappio al collo. Per, nonostante i 51
anni (per una donna sono troppi, ma per un uomo no)... che bel Pietro!
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Pier Luigi Bersani.
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Bersani ha una faccia spaziosa e rassicurante: occhi ragionevoli incastonati sotto sopracciglia
battagliere compongono uno sguardo realistico: Prometto poco ma mantengo tutto. Delusa, piccola?
Non siamo pi quelli di una volta. Solenne nella sua concretezza adamantina, l'uomo  poco propenso
a sculettare con le parole, esibendo sentimenti che non prova. Se fosse una donna non sarebbe il
Segretario del Partito, ma nemmeno la sua segretaria: sarebbe una di quelle funzionarie energiche,
capelli corti color pepe-sale e una resistenza illimitata all'esercizio del riunirsi (prima tutti insieme, poi
tutti divisi) che rende la vita dei politici noiosa ma stressante. Alla carriera avrebbe sacrificato la
famiglia, non facendo figli (Bersani ne ha due) o non filandoseli per niente. Sarebbe stimata da tutti,
meno che da D'Alema. Condannata perci a contar poco.
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Guido Bertolaso.
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Anche lui, anche Guido Bertolaso, proprio lui, cos diverso, cos selvatico. Il Bertolaso che non
mette mai la cravatta, che si muove stanco fra i detriti con quel morbido, maschio sguardo Amaro
Montenegro. Lui, che sa trattare le donne (vedi Hillary Clinton), i terremotati (nostrani ed esteri), i
sepolti nel fango e la sepoltura dei rifiuti, con quel sorriso Marlboro, con quei modi spicci e superbi,
un po' Bogart un po' Berlusconi... anche lui, il nostro eroe, nominato ministro per chiara fama,
pasticciava coi soldi e con le escort. Come tanti (troppi) altri. La domanda : perch gli uomini di
potere hanno sviluppato questa dipendenza dalle prostitute? Non hanno tempo di corteggiare una bella
signora oppure amano soltanto le professioniste? E, se amano soltanto le professioniste,  per vizio o
per una profonda affinit morale e culturale?  forse una passione condivisa vendersi per soldi?
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Patrizio Bianconi.
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La Costituzione  un piccolo capolavoro giuridico-politico. E anche letterario. La solenne
semplicit della pagina, una scrittura limpida e precisa rendono i suoi 139 articoli per lo pi piacevoli
da leggere e sempre facili da intendere. Eppure, rispetto alla Costituzione, ci si comporta in modo
stravagante dalle parti della maggioranza: un giorno la vogliono adattare ai tempi come un vestito
passato di moda, un giorno la vogliono buttare proprio come una medicina scaduta, un altro giorno,
imprevedibilmente, la difendono dalle presunte violazioni di chi, invece, l'ha sempre rispettata e fatta
rispettare (Giorgio Napolitano).  il caso dell'onorevole Bianconi, 64 anni, capelli lunghi spazzolati
con leggerezza dietro le orecchie (come una liceale in piscina) a contraddire un collo taurino, un
generale straripare delle carni e sguardo da fototessera. Accigliato e accecato.
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Italo Bocchino.
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Che dire dell'onorevole Italo Bocchino?  grazioso, nel suo genere. Ha lineamenti corretti,
fronte spaziosa, occhi evasivi e capelli composti. Una leggera tendenza al ricciolo frontale (ai miei
tempi si chiamava banana) gli conferisce un aspetto antico. Non  difficile immaginarlo in ghette e
spadino mentre sorride rigido da un dagherrotipo virato seppia. Ha appena 43 anni (se fosse una
deputata, avrebbe l'et della D'Addario e quel cognome non potrebbe permetterselo), quindi  ancora
vicepresidente vicario, per  molto attivo: porta-voci con una mono-tonia non priva di solennit,
all'occorrenza contratta le ritrattazioni senza che i muscoli sottocutanei del suo liscio viso da cadetto
partenopeo mostrino le contrazioni tipiche dell'imbarazzo. Non arrossisce, non si scusa, non cerca
giustificazioni. Oggi il governo annuncia agli italiani che nessuno pagher tasse mai pi. Ma domani,
come diceva Scarlett O'Hara,  un altro giorno.
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Bodyguards.
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Alti. Spalle da combattimento mimetizzate sotto giacche da cerimonia. Candide camicie tese su
pettorali inquietanti. Capelli rasati. Occhiali scuri. Mascelle maschione. Espressioni insofferenti. Non
parlano mai. Ma i loro corpi, a guardia degli assai meno prestanti corpi dei politici, eseguono, davanti
agli sportelli aperti delle auto blu, espressive danze rituali. Si muovono in quattro o in sei. Circondano
il ministro, walkie-talkie sguainato, braccia tese ad allontanare folle osannanti. O pericolose. O
addirittura inesistenti. Sembrano cos fragili e anziani, i potenti, incastonati in quel bouquet di belloni!
Se fossi in loro, la annullerei, la coreografia della security: nessun Mister Muscolo a funzionare da
rivelatore di pancette altrui, a soverchiare presidenti brevilinei. Oggi si rischia soprattutto
l'indifferenza. O il ridicolo. Pi che una guardia del corpo, servirebbe un trainer della mente.
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Sandro Bondi.
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I calvi possono essere bellocci e bricconi come Minzolini, torvi e coatti come i naziskin de
noantri o servizievoli e paciocconi. Bondi  senz'ombra di dubbio un calvo del terzo tipo: un buon
uovo, di guscio roseo, di sguardo mite. La sua fedelt a Berlusconi  pi commovente che irritante.
Bondi non  venale, non si aggrappa alle poltrone che riceve, non pretende e non tradisce. Per par
condicio dovrebbe avercene uno anche Bersani. Bersani dovrebbe avere il suo Bondi. Non pu un
uomo prendersi la briga di una leadership senza una protezione antistress. La politica  infestata da
individualismi armati. Pi che l'amore pu lo scambio, la relazione di reciproca utilit. Inoltre a sinistra
non si rinuncia all'esercizio della critica. Senza contare la fragilit delle coalizioni che si disuniscono
ogni minuto, basta una corrente. Si pu comandare senza un Bondi a guardia dell'anima?
Troviamocene uno!
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Renzo Bossi.
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Una testa di riccioli neri, un viso spazioso e contento, il sorriso irresistibile dell'ultimo della
classe. Una carriera di giovane somaro. Giovane. E somaro. Un talento naturale per la semplificazione
del pensiero, per la soppressione radicale del linguaggio. Renzo Bossi  il modello della Nuova Italia.
Dialettale e localista, a conduzione famigliare, simpaticamente xenofoba, fiera dei suoi supposti pregi e
inconsapevole dei suoi evidenti difetti, pronta a immolarsi a Pontida perch non passi lo straniero,
perch non entri niente, non un uomo, non una donna, non una novit, non un'idea. Se Renzo fosse una
ragazza sarebbe esattamente quello che : l'erede. Un caso di par condicio fra i sessi realizzata. Miss
Padania o assessore all'Incultura?
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Umberto Bossi.
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Fra gli attori del teatro politico, segnati da facce dimenticabili, Umberto Bossi  una evidente
eccezione: il suo  un vero volto. Lavorato dalla fatica e dalla passione. Nonostante una ormai pi che
ventennale connivenza con Roma Ladrona, non ha perso il primitivo tasso di furore. La malattia, che
l'ha segnato senza costringerlo a uscire di scena, ha aggiunto un pathos commovente alle sue gi
notevoli capacit di comunicazione. La forza con cui l'ha domata, ha confermato la sua tempra di
leader. Dall'alto di risultati elettorali eccellenti, ma anche per naturale predisposizione, pu permettersi,
addirittura, di dire ci che pensa, pratica da cui la maggior parte dei suoi colleghi si astiene con
puntiglio. Nel commentare il tentativo del neoministro Brancher di sottrarsi alla giustizia invocando il
legittimo impedimento, ha detto:  stato poco furbo. Mirabile sintesi.
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Aldo Brancher.
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Volete, in questi tempi di crisi, un posto sicuro? Scegliete il Parlamento italiano! Se siete donne
e avete meno di 35 anni: siate carine (in assoluto e verso Silvio). Se siete uomini: siate indagati, meglio
se a ridosso del giudizio (magari il 26 di questo mese). Silvio, pur di levare dalle zampe dei magistrati
un compagno di merende, vi far ministri. Se siete gi stati carcerati in altra occasione (per esempio, ai
tempi di Mani Pulite) e avete evitato di far nomi, siete in una botte di ferro. Non ci sono ministeri
vacanti? Ne verr inventato uno apposta per voi. E i costi della politica? Niente paura: saranno ridotti i
fringe benefits agli uscieri. Siete decisamente bruttini e avete gi superato l'et della pensione?
Tranquilli: il Maschio di Governo piace opulento e canuto, con esperienza penale e disposto a
immolarsi nella lotta contro la Giustizia. Un esempio? Aldo Brancher.
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Flavio Briatore.
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La geometria del potere  implacabile: all'apice delle carriere maschili non pu mancare il
meglio del complemento ornamentale femminile. Non sei nessuno se non ti annetti una top model o
showgirl o escort (che ne sarebbe di noi senza la lingua inglese?). Cos la coppia composta da un corpo
d'uomo segnato dai cedimenti dell'et e da un corpo di donna implacabilmente perfetto  diventata
ovvia, scontata. Pi comune dei due sposini di zucchero in cima alla torta. Non sfugge alla regola
neppure il geometra Billionario Briatore che si  unito, ultracinquantenne, all'inevitabile ultraventenne
(showgirl) e, ritratto accanto a lei sulla tolda della sua (o non sua?) barca di 60 metri da 20 milioni di
euro, sembra un rinoceronte appoggiato a una gazzella. L'organismo generato dall'innesto innaturale 
un Nathan Falco, anche se sembra un bambino. A soli due mesi sa piangere perch a pap hanno
sequestrato lo yacht.
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Renato Brunetta.
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C' qualcosa di molto femminile, in Renato Brunetta: il garretto corto, un che di rilassato nelle
guance, l'allargarsi del girovita che si perde nei fianchi, la lenta vastit del collo, una generale
grassoccia allegria da divoratrice di cioccolatini. Rassomiglia, il Ministro, alla tipica signora di una
certa et che l'estetica televisiva discrimina senza un'ombra di compassione, per quanti tacchi
applichi alla sua massa corporea di brevilinea sedentaria. Anche fra le molte esternazioni, nel corso del
Suo Ministero innovatore, risuona e commuove qualcosa di antico e muliebre, una Weltanschauung
da prozia signorina, di senno maligno e sorpassata malagrazia: tutto un mondo di fannulloni da
punire coi tornelli e sudditi del pubblico impiego a cui imporre il sorriso per legge.
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Gianluca Buonanno.
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Chiama ancora gli immigrati marocchini, come nella Torino degli anni cinquanta. Se un
detenuto si suicida approva incondizionatamente: Ha posto fine alla sua vita scriteriata. Il suo
riferimento teorico  la nostra gente che va al bar. Ha disseminato la cittadona che governa di
sagome di cartone che ritraggono il ministro Maroni (a che pro?). Duro e puro, propone di buttare
fuori per sempre i disonesti. Lui per cumula tre incarichi: deputato, sindaco di un paese e vicesindaco
di un altro. Il suo aspetto rispecchia l'intima soddisfazione del populista realizzato: un volto nella folla.
Segni particolari: zero. Espressioni, due: il contento e l'incazzato. Non conosce il dubbio n il pensiero.
Si inebria delle sue dichiarazioni e si sente un eroe: I mafiosi mi faranno la pelle. Tranquillo,
Buonanno Gianluca: i mafiosi preferiscono Roberto Saviano. Il fascino discreto della letteratura?
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Roberto Calderoli.
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Occhi blu, sopracciglia rigogliose, collo pesante, ma naso regolare. Non sarebbe malaccio,
l'onorevole Calderoli, se non insistesse a vestirsi come un cespuglio. Passi la cravatta, che  l'unico
elemento su cui l'uomo pu esercitare la fantasia. Ma la camicia verde sbatte anche il colorito pi
selvaggiamente padano e, insaccato in una giacca ton sur ton, sarebbe goffo anche George Clooney.
Una T-shirt che sfotte Maometto, indossata per farsi quattro risate e provocare la Terza guerra
mondiale? Non  un'alternativa praticabile. Neppure per un estremista della bizzarria, uno che ha
inventato, nell'ordine: una legge porcata, il Giorno del suino e del salame (in funzione
antimusulmana) e la castrazione chimica del porcello umano. Le ultime due proposte non sono passate
(per ora). La prima, ancora ce la godiamo. Del Calderoli-pensiero non si butta via niente. Come del
maiale.
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Giacomo Caliendo.
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Giacomo Caliendo parla sottovoce al telefono, tiene una mano davanti alla bocca, quasi a
mettere al riparo le parole.  seduto in uno degli scranni del Senato. Attorno a lui, il deserto. Ha gli
occhi stanchi, sotto gli occhi due rigonfiamenti pesanti, pi che borse, bisacce. Si vede che 
preoccupato. La luce artificiale batte sui folti capelli color ferro, perfettamente pettinati. Sarebbe,
nonostante i 68 anni, un bell'uomo, se non avesse quel cipiglio furtivo.  da un pezzo che traffica
nell'ombra, che si d da fare, che si sbatte. Era gi stato notato da Tina Anselmi e da Altero Matteoli,
una democristiana limpida e coraggiosa e un fu missino attualmente Pdl, nelle relazioni (maggioranza e
minoranza) della commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Eravamo agli albori degli
anni ottanta. Trent'anni dopo siamo ancora l. Le logge te le tirano dietro. Scarseggiano le mani
pulite.
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Daniele Capezzone.
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Se fosse una donna, Daniele Capezzone, sarebbe una fighetta. Una di quelle tipine narcise e
nervose, scosse da un tumulto di spasmi somatici. Una bellina e dimenticabile, costretta a stropicciare
le palpebre, inarcare le sopracciglia, chiudere gli occhi e subito dopo spalancarli per mimare una
qualche attivit cerebrale. Nessuno se la filerebbe poich la donna, se  un po' aggressiva e parecchio
petulante, pur se carina, viene emarginata (semmai stuprata ed emarginata). Essendo uomo, al
contrario, ricopre posizioni di prestigio, in qualsiasi campo (anche avverso). Al momento le sue doti
pi spiccate, agilit e coerenza, gli consentono di portare, non senza una certa atletica libidine, la Voce
dell'ultimo partito prescelto, quello delle libert. Per et, statura (non morale, materiale) e attitudine
all'affettivit mercenaria potrebbe aspirare a un posto da velino.
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Pier Ferdinando Casini.
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Il particolare pi arrapante  la discromia: sopracciglia antracite e capelli bianchi. Senza quel
contrasto l'onorevole Casini sarebbe banalmente bello. Come sono belli i maschi: spalle, statura,
spocchia. Un Big Jim come tanti, da fidanzare a Barbie Deputata (le concorrenti nel centrodestra non
mancano) per giocare a Parlamento Sexy. C' da sperare che il progredire dell'et (il ragazzo ha 54
anni) non glieli incanutisca, quei virili cespugli, cos che tutti possano continuare a guardarlo sopra
gli occhi, e mai negli occhi, che sono moderatamente enigmatici, pazienti come quelli di un pescatore,
lungimiranti, capaci di stanare un transfuga a un tot di miglia marine di distanza e calare una scialuppa
e prenderlo a bordo della balena bianca. Anche se si  buttato gi dal centrosinistra e non dal
centrodestra. Anche se  quasi carino come lui e quasi coetaneo (Rutelli?). Adamo contro Adamo.
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Roberto Castelli.
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Di Roberto Castelli, 62 anni, colpisce, pi che l'avvenenza, certamente appannata dall'et, l'uso
improprio di una delle principali armi di seduzione di massa: il sorriso. Invece di servirsene per
simpatizzare, ne abusa per aggredire. Sorride sempre contro.  il suo modo di difendersi, lo scherno.
Usa tutto: le labbra sottili, la dentatura sfuggente, gli occhiali scontornati, l'intonazione
lombardo-querula, un leggero smottamento di guance piacevolmente infantili. Per il priapismo
militante richiesto da Bossi non ha il physique du rle. Non viene bene nei comizi. Allora: gi sorrisini
di superiorit.  un peccato. Dovrebbe consegnarsi alla sua timidezza, alle donne piace. Anche quella
che, nel '93, si  avventata su di lui e gli ha strappato la camicia (ma io ero pi forte e sono
riuscito ad allontanarla, Porta a porta, 5 dicembre 2005) si sarebbe comportata con pi decenza.
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Massimo Ciancimino.
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Una delle figure pi alla moda, nel nostro martoriato Paese,  quella del Figlio di. Abbiamo i
discendenti delle dinastie industriali come il piccolo Elkann, quelli dei potentati populisti come il
giovane Trota Bossi, le nidiate di presidenti come i Berlusconi di primo e secondo letto. Poteva
mancare il figlio di mafioso? Infatti c': Massimo Ciancimino, 47 anni, elegante, belloccio e
affascinante come i corrotti di prima generazione non saranno mai. Parla con propriet, misura i toni, 
un tipo distinto. Evidentemente i soldi sporchi  meglio ereditarli. Le mani ti restano quasi pulite (una
condanna per riciclaggio, 5 anni e 8 mesi), quindi ti invitano in tv, ti pubblicano il libro su pap, ti
danno retta. Anche essere stato in intimit con un personaggio della caratura criminale di Don
Vito (il virgolettato  di Ingroia)  un privilegio. In Italia la Famiglia  tutto.
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Fabrizio Cicchitto.
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Fabrizio Cicchitto  un settantenne, per cos dire, nature: tutto virato al grigio. Capelli,
carnagione, giacca. Perfino il sorriso  grigio, eppure ha un curriculum bizzarro.  stato socialista
lombardiano, socialista piduista, socialista espulso dal Psi e poi socialista riammesso nel Psi. Poich
l'ha riammesso Craxi  diventato craxiano e quando Craxi, dopo aver partorito Berlusconi,  finito in
disgrazia, proprio da Berlusconi si  fatto adottare. Ha rinunciato, per educazione, a dirsi socialista. 
diventato forzitaliano, poi populista della libert. Per mettersi in regola col nuovo partito (o per
continuit col vecchio?) si  fatto indagare per ricettazione, poi, per distinguersi, si  fondato una
Fondazione. Attualmente ce l'ha con D'Alema, che vorrebbe una sorta di Cln per liberarci da
Berlusconi. Dice che Berlusconi non  Mussolini. Ma si pu mandare via lo stesso, no?
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Luca Cordero di Montezemolo.
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Nella gara del fascino maschile, Luca Cordero di Montezemolo totalizza il punteggio massimo:
ha regnato sulle Ferrari e sulle Maserati. Sul calcio. Sullo spumante Cinzano. Sul whisky Ballantine's.
Sulle poltrone Frau. Sulla Confindustria... Entra ed esce dai consigli d'amministrazione come se
fossero il bar sotto casa. Anche se potrebbe benissimo farne a meno (essendo uomo e potente), 
longilineo, elegante, con gli occhi azzurri, un adeguato corredo di capelli e un viso da capitalista del
secolo scorso, di quelli che non invecchiano mai, come Gianni Agnelli: finita la giovinezza diventano
direttamente antichi, acquistano pregio.  per il fattore charme che la maggioranza di quella minoranza
di italiani che non  di destra gli affiderebbe il centrosinistra?  dall'Ottantanove che cerchiamo di
evolverci, ma sostituire i lavoratori coi padroni non  una grande idea: contano molto di pi, ma sono
molti di meno.
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Fabrizio Corona e Lele Mora.
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Un trentenne palestrato e tatuato si accompagna con un cinquantenne tarchiato e sovrappeso.
Entrambi si occupano di immortalare, perseguitare e ricattare i belli&ricchi, i brutti&potenti con le
belle&zoccole, i famosi e le aspiranti famose, gli apprendisti vip e i vip conclamati, i vip in ascesa e i
vip in declino. Condividono una Weltanschauung marcatamente mercenaria, si dilettano di mondanit
afasiche e tossicodipendenti, il pi anziano regala al pi giovane otto automobili per un valore di due
milioni di euro. Lo sventurato le accetta. Il pi anziano regala al pi giovane un appartamento per il
valore di un milione e mezzo di euro. Lo sventurato trasloca. Perde definitivamente la moglie
(belloccia), la faccia (idem) e la qualifica (macho alfa). Ma l'amore no, quello si trasforma nel suo
contrario: sputtanamento reciproco. E anche questo fa tendenza.
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Nicola Cosentino.
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Cosentino Nicola, anni 51, nativo di Casal di Principe,  perfetto per il ruolo di terzo
dimissionato dal Cda (Comitato d'affari) dello Scandalificio delle Libert: non  n bello n brutto, n
giovane n vecchio, n intelligente n stupido. Ha coperto alte cariche con encomiabile leggerezza:
sottosegretario all'Economia in un momento di crisi grave, coordinatore del partito di maggioranza in
una regione che in mano alla maggioranza ci  tornata da poco (e rischia di restarci nonostante tutto),
probabile organizzatore occulto di utili fortune altrui e ancor pi utili altrui disgrazie, in quel simpatico
remake della P2 cui si allude col nome di P3. Come i suoi predecessori, invece di scusarsi accusa.
Invece di confessare grida al complotto. Invece di angosciarsi almeno un po', sprofonda in una
assoluta serenit. Un vero cavallo di razza. Non ce ne libereremo tanto facilmente.
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Francesco Cossiga.
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La morte supremo avvenire e futuro di tutti i futuri (V. Janklvitch) induce, negli esseri
umani, silenzio e rispetto. Gli esseri politici fanno eccezione: la morte li rende garruli. Attorno alle
salme dei colleghi dichiarano la consueta stima postuma, organizzano la cerimonia del cordoglio e, se
serve, approfittano dell'occasione per incontrarsi e sondarsi.  accaduto anche all'emerito presidente
Cossiga: a ridosso della camera ardente, Letta e Fini hanno provato a smussare gli angoli, mentre
Berlusconi, un po' pi in l, apriva ufficialmente la stagione della caccia ai dissenzienti, invitando i
suoi a portargli il cuore pulsante di un finiano, anche moderato. Il defunto aveva esentato per iscritto i
colleghi dalla partecipazione alle esequie per evitare la tentazione di partecipare all'inesauribile
intrallazzo dei potenti, un gioco in cui era maestro. Non  stato esaudito.
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Roberto Cota.
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Roberto Cota mi  costato un momento di vera commozione.  la reincarnazione del
protagonista di un fotoromanzo dei tardi anni cinquanta. Lo guardavo di nascosto, da bambina, quando
accompagnavo mia madre dal parrucchiere che allora si chiamava pettinatrice. Era un fotomodello
col fumetto che gli usciva dalla bocca. Tale e quale al Cota: fronte alta, un elmo di capelli robusti, naso
adeguato, mento armonioso, occhi chiari. Tutto in lui era magicamente statico. Il bel viso, incurante
dello sviluppo della storia, esprimeva un vuoto quasi perfetto.  stato bello ritrovarlo al governo della
regione in cui sono nata. Sempre giovaniforme: aveva 32 anni nel '59 e adesso ne ha soltanto 42.
Sempre libero dalle pastoie del pensiero. Sorride imperturbabile mentre dice che il nucleare  energia
pulita, che la Tav fa bene alla Val di Susa, che la Ru 486 in Piemonte non passa, chi se ne frega delle
leggi nazionali.
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Bettino Craxi.
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Esiste par condicio fra i morti e i vivi? La prima condizione  definitiva, mentre la seconda 
transitoria. Quelli che vivono la seconda condizione sanno che, prima o poi, si ritroveranno nella prima.
 naturale che portino rispetto per chi li ha preceduti nel grande passo,  altrettanto naturale che se li
tirino addosso, se li imputino, se ne contendano la memoria?  quello che sta succedendo con Bettino
Craxi, morto dieci anni fa, fuori dal suo Paese, per sottrarsi alla pena cui era stato condannato. Chi lo
considera un martire della giustizia giustizialista accusa chi lo considera un malversatore di averlo
praticamente ammazzato. Chi ricorda la sua intelligenza e la sua eloquenza pretende che queste
indubbie doti annullino i suoi peccati. Come se solo i cretini potessero essere colpevoli. Il pollaio
politico al gran completo chiacchiera da giorni su tutte le reti. Craxi tace, obbligatoriamente. Non esiste
par condicio fra i morti e i vivi.
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Massimo D'Alema.
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Se Massimo D'Alema fosse una donna, direbbero di lei esattamente quello che dicono di lui: 
antipatica. Non sarebbe colpa di quei baffetti stizzosi (le donne se li strappano) n del tasso di
autostima (troppo elevato), darebbe ai nervi per il possesso magistrale del linguaggio, l'assoluta
incapacit di conformarsi al coro della cordialit coatta e l'evidente disprezzo per una maggioranza che
non , ahim, soltanto quella di governo (la band armata dei mediocri). Se D'Alema fosse una donna
sarebbe una donna di carattere, ma il carattere, al femminile, si declina col suffisso accio (chiss se la
Lady che gli hanno preferito in Europa ne  provvista) e quindi si cerca di non averlo. Gli uomini,
invece, possono permetterselo. Possono far slittare l'ironia nel sarcasmo, sorridere soltanto con la
bocca lasciando gli occhi fermi ad annoiarsi sopra al naso ed essere amati lo stesso. Possono perfino
compiere sessant'anni. Beati loro.
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Marcello Dell'Utri.
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Ineffabile, Marcello Dell'Utri non si scompone mai. Indagato dal 1994, condannato a 9 anni di
reclusione nel 2004, ridotti a 7 nel 2010 nonostante ne fossero stati chiesti 11, non ha smesso di
congratularsi con se stesso. Acclarato il suo crimine (gli anni di detenzione si accorciano e si allungano
ma di innocenza non se ne  mai inteso parlare), l'ha saputo ridimensionare con stile. Concorso esterno
in associazione mafiosa? Quand'anche fosse: che male c'? Il dottor Mangano, in arte stalliere,  un
eroe dei nostri tempi. Riciclare danaro sporco  un'attivit igienica, necessaria ove si intenda mantenere
salubre un ambiente altrimenti soggetto a produrre cattivo odore (c' del marcio in Bassa Italia...). Un
signore: con le sue frodi fiscali, le sue false fatture, le sue cattive compagnie, piantate come aculei nel
corpo molle di una coscienza compiacente. L'eleganza del riccio?
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Nicola Di Girolamo.
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Nicola Di Girolamo, senatore del centrodestra, e Franco Pugliese, presunto boss della malavita,
non si pu immaginarli donne, nemmeno nel teatrino di questo scherzoso confronto fra generi. La
fotografia in cui il pi grosso tiene la zampa sul pi basso  eloquente: patto virile di mutuo sostegno.
La regola del vantaggio. La Rete. La Famiglia. L'occasione  una festa postelettorale: quattro occhi
piuttosto piccoli su due sorrisi piuttosto truci concedono all'obbiettivo una fissit da foto segnaletica.
Un altro reperto ritrae uno dei due (il politico) fra le consuete ragazze-premio: alte attillate truccate,
petto in fuori pancia in vista, chiome sciolte, stirate e tinte. Il sorriso, tuttavia, non si distacca molto dal
precedente: felice del seggio in Senato? Non si capisce. Del resto: la Ferrari e la F... le aveva gi. A
certi uomini non sai mai che cosa regalare.
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Antonio Di Pietro.
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Popolare a partire dalle generalit: Antonio Di Pietro. Un nome comune e un patronimico al
posto del cognome. Popolare nella gestualit mediterranea, quell'andare e venire delle mani a
rafforzare ideali, mandare al diavolo chi non condivide e colmare eventuali carenze espressive.
Popolare nell'aspetto fisico: lineamenti da star dell'italica normalit, occhi, capelli, fronte, naso. Tutto
nella norma. Chi non ha incontrato decine di volte qualcuno che gli somiglia? Al bar, dal meccanico, in
fila alla posta, tornando al paese per il matrimonio di un cugino che non vedi da trent'anni. Se fosse
una femmina (Antonia Di Maria?) sarebbe invisibile: ha un'et che ti vedono solo se ti apparecchi
come la Santanch. Una faccia normale le donne non se la possono permettere. L'uomo della strada
 un concetto indeclinabile. Non ha un femminile decente.
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John Elkann.
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Ha una faccetta da pupo, John Elkann. Guanciotte, riccetti, boccuccia. Ispira tutti i diminutivi
che l'adulto, mediamente anaffettivo, inventa per farsi piacere i bambini. Se un casting director
portasse la sua fotografia in produzione mentre si cerca l'attore per un film sul Presidente di un Grande
Gruppo Industriale lo licenzierebbero, come lo licenzierebbero se portasse la fotografia di suo fratello
Lapo per un porno soft ambientato nel giro dei tossici. La realt, infatti,  pi sorprendente della
fiction. E John Jacob Philip Elkann, con quei 34 anni che sembrano 18, ha un curriculum di
prim'ordine, un'anzianit lavorativa di tutto rispetto, una moglie col cognome giusto (Borromeo) e due
figli con il nome sbagliato (Oceano e Leone. Meglio Punto e Ritmo, se ti seccano i nomi di persona).
Niente in comune con un altro giovane promosso di recente, il Trota. A parte il diritto dinastico,
naturalmente.
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Emilio Fede.
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Vedere Emilio Fede, insediato sul suo telegiornale con l'immancabile biondina pietrificata
accanto, mentre cerca disperatamente una leggerezza di tono, un accesso privilegiato all'impervio
regno dell'ironia,  la parte patetica della brutta commedia cui stiamo assistendo, da mesi, da anni, con
una recente accelerazione in direzione del baratro. Fede  ricco e famoso, ma non  un uomo arguto.
Non  fine, non  spiritoso, non ha un possesso della lingua italiana tale da potersi permettere di
giocare, con le parole, una partita cos difficile: difendere Berlusconi, e se stesso, da fastidiose
evidenze. Mentre somministra alla ragazza di turno (cfr. intercettazioni) consigli per l'uso della libido
del padrone , invece, sul suo terreno: il basic italian  sufficiente, la contenuta eccitazione adeguata.
Servendosi del medesimo registro, potrebbe rassegnare, in diretta, dignitose dimissioni.
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Vittorio Feltri.
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Niente da dire, Vittorio Feltri  un vero signore. Con quei capelli da direttore d'orchestra, con
quella pipa, con quel sorriso di ferro. Invecchia da longilineo, da spadaccino compulsivo: senza pesi
superflui, n sul girovita n sulla coscienza. Nel posto di lavoro  spericolato. Non si ferma di fronte a
niente. Non dice mai di no. Non conosce la vergogna n la paura. Come un Orson Welles diretto dai
fratelli Vanzina, esercita il quarto potere con diligenza luciferina. Va, colpisce, affonda. Se gli gira
ritratta, ma non riabilita. Non si scusa, scansa il cadavere ed  pronto a colpire di nuovo. Solerte,
scanzonato, perfino sexy come certe simpatiche canaglie (un Cary Grant diretto dai fratelli Vanzina).
Se fosse una donna, l'avrebbero gi inquisita per uso improprio di quell'arma che le comari, un tempo,
maneggiavano con perizia: la chiacchiera da pianerottolo.
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Giuliano Ferrara.
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Se Giuliano Ferrara fosse una donna, sarebbe sicuramente una donna intelligente. Ma questo
incontrovertibile pregio non la metterebbe al riparo dalle ovvie sevizie psicologiche cui sono sottoposte
le signore che pesano troppo. Il suo look l'avrebbe tenuta lontano dall'esposizione mediatica: niente
conduzioni tivv. L'intelligenza femminile non  quotata sul videomercato se non  coordinata con le
misure giuste e un aspetto abbastanza bambolino. Sarebbe perci, la Giuliana, certamente un po' pi
timida, un po' pi attenta a gestire la sua vis polemica, un po' pi spaventata. Registrerebbe, di tanto in
tanto, qualche scricchiolio nella corazza delle sue convinzioni. Poich la curiosit  donna, proverebbe
addirittura ad ascoltare le domande degli altri. La sua intelligenza ne trarrebbe indubbio giovamento,
ma inutilmente, perch nessuno l'avrebbe mai vista. E nessuno la starebbe a sentire.
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Gianfranco Fini.
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Se Gianfranco Fini fosse una donna, sarebbe una che devi guardarla due volte. Non una
ficona, non una bellezza classica, di quelle che ti si smoscia per l'ansia. Ma neppure una che
piuttosto me lo taglio. Guardata due o pi volte, Fini sarebbe una che quasi quasi, sai che ti dico,
una bottarella gliela darei. Perch ha un suo fascinaccio longilineo. E una misteriosa seriet. Nel
disordine estetico del Parlamento, fra pancette sedentarie e bocche sguaiate, la sua compostezza
pensosa  elegante. Il naso, importante, non deve il suo sviluppo al caso.  lo sbocco, per cos dire,
esterno d'un'attitudine esercitata con maestria: fiutare l'aria. Analizzarne le componenti, calcolarne gli
effetti, regolarsi di conseguenza. Se fosse una donna, Gianfranco Fini sarebbe una casalinga ispirata.
Di quelle che, quando c' da fare un po' di pulizia, lo capiscono prima degli altri. E buttano tutto per
aria.
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Roberto Formigoni.
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Sessantadue anni e nemmeno un matrimonio. Mai un divorzio, non una escort, un trans... Zero
adulteri e zero figli. Nessuna nuova compagna con cui rinnovare i fasti della paternit (vedi Fini e
Casini). Niente. Roberto Formigoni, governatore della Regione Lombardia,  casto e puro come Rosy
Bindi. Ma nessuno se ne d pensiero. Non viene considerato n zitello n acido, non si ridacchia sui
suoi capelli bianchi. La donna che non si tinge  una pericolosa sovversiva, una renitente alla regola
che le impone di nascondere l'et. Sempre, costi quel che costi. L'uomo che non si tinge  normale.
L'et se la pu permettere. Sar brizzolato, autorevole, fascinoso. Se non si sposa  scapolo. Scapolo 
parola lusinghiera. Evoca uno spirito libero, indipendente, un bel tipaccio. Oppure, come Formigoni, un
devoto in carriera. Uno scapolo  uno che non vuole nessuna, una zitella una che nessuno l'ha voluta.
Vi sembra simmetrico?
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Franco Frattini.
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Franco Frattini, 54 anni portati con solenne incoscienza,  avvocato come quasi chiunque nel
panorama delle Alte Cariche. Dimostrando un'intelligenza dei tempi eccezionale,  stato di sinistra
negli anni settanta (il manifesto), socialista negli anni ottanta, berlusconiano dai novanta in avanti. Se
non ce lo porta via lo zio di Ruby (da lui, e soltanto da lui, definito saggio e lungimirante), rester
ministro degli Esteri per sempre. Ha tutte le qualit per rappresentare l'Italia. Poche opinioni esternate
con apodittica ferocia: WikiLeaks  come l'11 settembre (anche se la carneficina  simbolica e le
vittime non sono innocenti), l'ateismo  un fenomeno perverso contro cui si dovrebbero coalizzare
tutte le religioni monoteiste, bisogna marciare sui campi nomadi e cacciare chi non sa di che cosa
vive. Tanta profondit  illustrata da un volto perfettamente inespressivo.
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Maurizio Gasparri.
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Maurizio Gasparri  un uomo tutto d'un pezzo. Lo si intuisce dalla disciplina che impone ai
suoi lineamenti: nulla che non sia nella norma. Occhi, naso, bocca, capelli (ancora neri a 54 anni!),
mento e fronte. Non una grinza, non una devianza, uno strabismo, un particolare di pregio o di difetto.
Figlio e fratello di generali, si vede bene che  abituato a obbedirsi. La sua unica, adorabile ribellione 
la facondia. Quella facolt di non rispondere mai parlando per meno di un'ora. Quella vorace e tuttavia
gentile bulimia d'esprimersi sempre, ininterrottamente, investendo di vocali e consonanti agglutinate
alla meglio qualsiasi interlocutore vivente o morente. La televisione (di stato e non), su consiglio di
un'quipe di psichiatri, lo invita dappertutto. Per consentirgli di espettorare tutto quello che ha dentro.
Speriamo che guarisca.
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Niccol Ghedini
Ha un fascino spettrale Niccol Ghedini, con quel viso pallido e affilato, ovale come una palla
da rugby. In confronto al suo freddo sguardo le lenti di vetro degli occhiali sono espressive. Potrebbe
essere il principe sprezzante di un imprecisato pianeta del Nord, fuori dal sistema solare. La
compostezza con cui ipnotizza l'interlocutore pare il frutto di un accurato trattamento crioterapico,
quasi un'ibernazione. Nell'intimit lo immagino laconico. Sul lavoro vorrebbe ma non pu. Eppure
quando, nel difendere il suo cliente dall'insulso agitarsi della gente comune, tende le labbra sottili in
direzione di una a caso delle sue capienti orecchie, si intuisce la grandezza del personaggio.  un
movimento rapido e minuscolo, un nanosecondo di scherno, ma descrive perfettamente filosofia
giuridica e linea difensiva: noi possiamo farne quello che ci pare, della legge. Rassegnatevi.
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Carlo Giovanardi.
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Se Giovanardi (1950) fosse una donna l'avrebbero gi rinchiusa in una cameretta insonorizzata,
le avrebbero fatto indossare una camicetta di contenzione Crazy Charme con le maniche legate e addio.
Alle femmine in postmenopausa, infatti, non  consentito esternare a vanvera, poich non possono pi
giustificarsi dietro le oscillazioni ormonali (Ci ho le mie cose). Il sessantenne maschio, al contrario,
pu dire qualunque cosa: che la marijuana ammazza come l'eroina, che chi si fa una canna deve andare
in galera (con la collaborazione di Fini, 2006), che protestare contro la galera per chi si fa una canna va
vietato, che se finisci in galera perch ti fai le canne e ti spaccano le ossa a bastonate non sei morto di
bastonate ma di canne (caso Cucchi, 2010), che bisogna rivalutare i monarchici (ah davvero?) e
indagare su chi si arricch sulla pelle dei cattolici (ma non erano gli ebrei?), cos, per festeggiare i
150 anni dall'Unit d'Italia.
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Paolo Guzzanti.
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Per aver collaborato alla discesa in campo dei fratelli Guzzanti, seppure con tre singole lacrime
di liquido seminale, gli si perdonerebbe tutto, perfino quei capelli color ruggine, ribelli alla mutazione
cromatica indotta dal trascorrere del tempo. Perfino la ribalderia con cui si sposta da uno schieramento
all'altro, senza apparente coscienza della sua scelleratezza, spigliato come un ballerino a una festa,
liberal come l'aria. Quello che dispiace, anche ai molti fan dei suoi figli,  vederlo in compagnia dei
Responsabili&Irreprensibili Saltafossi del Movimento per la Salvezza del Di Dietro del Premier. Lui,
spiritoso e carino com', cos grintoso, cos difforme e pazzerello, che ci fa con quei sepolcri in
grisaglia, che cosa ha da spartire con il ristretto club dei super-ipocriti? Ci  piaciuto quando ha coniato
il termine mignottocrazia. Era una confessione? Non l'avevamo capito.
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Ignazio La Russa.
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Difficile applicare, anche per gioco, la par condicio all'onorevole Ignazio Benito Maria La
Russa: se fosse una donna, ne morirebbe. Tutto in lui urla una virilit fiammeggiante, tricolore,
barbarica: il viso lungo, da idolo ligneo. L'occhio di ghiaccio. L'elaborato percorso d'una barba
feticcio, scolpita a pizzetto per necessit d'aggressione (che ne sarebbe, rasandola, del suo charme
demoniaco?). La voce tombale, lavorata, con sprezzo del pericolo, da una severa dieta di mezzi toscani.
Il sorriso mobile, irriducibile ai canoni della consueta comunicazione sentimentale, sempre in bilico fra
un'allegria antagonista e lo spasmo involontario di una disapprovazione universale. Perfino i figli,
arruolati al battesimo coi nomi di Geronimo, Cochis e Apache, li ha voluti maschi. L'unica mollezza
che si  concesso, e gli vogliamo bene per questo,  quel rifiuto della T, la dolcezza estenuata del suo
rapporto con le dentali.
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Gianni Letta.
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Se su Berlusconi converge, da vent'anni, il massimo della luce, Gianni Letta si gode, da allora,
il massimo dell'ombra. Il primo si muove in un coro di schiamazzi, il secondo in una bolla di silenzio.
Entrambi ultrasettantenni, interpretano due parti in commedia che non potrebbero essere pi diverse: il
vecchio satiro e il vecchio saggio. L'erede dissennato di Craxi e l'allievo disciplinato di Andreotti. Uno
costretto a tingersi e trapiantarsi, a pagarsi ragazze, a provocarsi erezioni. L'altro solennemente bianco,
serenamente astinente. Fossero due attempate signore, una farebbe la Velona e ballerebbe, sfacciata, in
tivv, per la nostra malinconia. L'altra, la Letta, stretta nel cappottino nero, in piedi sul sagrato della
chiesa, gli occhi bassi, il sorriso affilato, contratterebbe, per l'amica, il gettone di presenza. Il prezzo
dello sputtanamento. E riuscirebbe a ottenere il massimo.
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Raffaele Lombardo.
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Io mi fido delle donne che non cambiano mai pettinatura disse Franca Valeri, a proposito di
Emma Bonino. Giusto: esse sono emotivamente stabili e fedeli a se stesse. Per restare nel solco dello
psico-shampoo-pensiero confesser che io, invece, diffido degli uomini che coprono l'eccesso di nudit
frontale col riporto: essi sono spesso ambigui, truffaldini e ingenuamente presuntuosi. Come possono
pensare che quello stremato avanzo di ciuffo grigio faccia le veci dei capelli? Al primo accenno di
rarefazione, rasatevi, maschi: meglio pelati che spelacchiati. Un bel cranio lucidato a specchio inquieta
e seduce. Una incipiente calvizie, corretta e negata da labili tracce di pelo, insospettisce e respinge.
Prendete per esempio Raffaele Lombardo, tipico esempio di alopecia rimossa: comprereste da lui una
macchina usata? E una giunta regionale nuova di zecca?
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Sergio Marchionne.
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Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, non  giovane e bellino come il piccolo
Elkann, n signorile e carismatico come il defunto Agnelli (Gianni). Eppure ha un suo fascinaccio: i
capelli scomposti, lo sguardo sfuggente e quella faccia assemblata in fretta, occhi naso bocca... tutto
infilato in un sacchetto di pelle e sistemato di fretta sopra il collo. Come se a sua madre, nel lontano
'52, avessero tagliato i tempi prima che finisse di produrlo. Effetti del trauma della nascita: lo stile
sbrigativo, l'efficienza maniacale con cui si dedica alla sua missione di cura, la furia distratta con cui
calpesta chi si frappone fra lui e l'Obbiettivo. A riscattarlo, la ruvida coerenza del pensiero:
Dobbiamo giocare in un mercato che non conosce il concetto dell'etica. A chi si siede gli tolgo la
sedia di sotto. Dio, quanto mi piacerebbe farci due chiacchiere a cena!
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Bobo Maroni.
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Se Bobo Maroni fosse una donna, la sentenza sarebbe inappellabile: bruttina e stagionata. Poche
categorie sono pi sofferenti. Meglio essere decisamente racchie, quelle che gli uomini chiamano
cozze (centrosud) o cessi (universale). La bruttina ha, in genere, una faccetta risicata, occhi
piccoli, carnagione incerta. N grassa n magra, n alta n bassa, non ha difetti eclatanti n piccoli
pregi a illuminare il poco di cui dispone. Sembra messa insieme con scampoli di tessuti non troppo
costosi. Ci puoi andare in vacanza, ma quando la incontri, due giorni dopo il rientro, non la riconosci. Il
Pdl, cos attento al personale femminile del suo Governo, non la farebbe mai Ministro. Si sa,  di
rappresentanza, la Ministra. Il Ministro no. Infatti sono quasi tutti del '55 (anche Bobo). E, privi di
pettorali tali da poter competere con le tette delle Pari Opportunit, sul piano dell'immagine fanno
quello che vogliono. Maroni, per esempio,  scomparso da YouTube. Dismorfismo?
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Mauro Masi.
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I valori della sinistra, alla Festa dell'Audience (Vieni via con me), li porta Bersani, i valori della
destra li porta Fini, ma Mauro Masi, esperto equilibrista, non  d'accordo: se inviti un ex fascista e un
ex comunista devi invitare anche un ex cattolico, un ex mafioso, un ex nichilista, un ex nazista, un ex
esistenzialista, un ex santo, un ex razzista e un ex opportunista. Nell'ampio panorama umano del nostro
Personale Politico si trova di tutto: gente che crede ancora nei valori della sua adolescenza e infatti 
disposta a tutto pur di trovarsi un paio di ragazze per far festa il sabato sera. Gente che, pur di
possedere dei valori,  disposta a dare l'assalto al blindato che li sposta dal caveau della banca alla
gioielleria. Gente che, per mantenere freschi i suoi valori di riferimento,  disposta a sostituirli a ogni
cambio di stagione politica. Questi ultimi non si possono invitare, alla trasmissione di cui sopra,
domani sera: sono in piena metamorfosi.
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Clemente Mastella.
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Se Clemente Mastella fosse una donna (e io fossi un uomo) me la sposerei immediatamente:
sarebbe una di quelle matriarche con il mazzo delle chiavi appeso alla cintura. Una che controlla la
realt. Dalla dispensa alle camere degli ospiti. Una che trova sempre un Buon Partito, non lascia
malmaritata o zitella neppure la figlia pi bruttina. Sarebbe una donna antica, il Mastella. Corpulenta
ma sicura di s. Con il sorriso feroce di chi sa risolvere le situazioni pi intricate. Mi fiderei di lei
ciecamente. Tornando dall'ufficio, le chiederei: chi viene a cena 'sta sera? E lei mi presenterebbe
sempre nuove combinazioni, Cdr, Udr, Udeur. E che cosa si mangia? Una volta questi, una volta quelli.
Un'ospitalit oculata, ad appartenenze alternate, che mi consentirebbe di restare a galla, anche se il
mare  in tempesta. Mi sentirei molto meno solo, in questa Italia arruffata, se fossi uomo. E Clemente
fosse mia moglie.
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Augusto Minzolini.
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Il fascino di Minzolini  tutto di testa: la linea del cranio, nitida, ben disegnata, armoniosa.
Senza capelli superflui. Ha qualcosa dell'idolo antico, una forza ancestrale, inquietante. C', in quella
nudit apicale, una forza maschia che ai pi anziani ricorda l'unico reo confesso di dittatura della
nostra contorta storia patria. Eppure, non  difficile immaginare Augusto Minzolini come una ragazza
d'altri tempi. Delicata, di buone maniere, educata a non dire, a obbedire, ad adattare le sue opinioni
(peraltro mai completamente formate perch avere opinioni non  femminile) a quelle dell'Uomo di
Casa. Fedele alla Famiglia in cui si  sistemata, che le consente di vivere con agio e senza pensieri,
dedicandosi ai suoi svaghi preferiti: il ricamo sul nulla, la chiacchiera di copertura, l'arte di sistemare
fuori dai vasi, soprattutto certi fiori selvatici. Irredimibili.
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Mister Interim.
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Com' il Ministro che non c'? Alto, grasso, magro, basso, finto biondo, o tinto bruno,
stempiato o pelato, avvocato o dottore, celibe o ammogliato, a quale cricca  legato, a chi d e da chi
prende, quando  nato, che tipo ... tutto casa (ristrutturata&regalata) e famiglia (piazzata fino
all'ultima cognata) oppure coca-trans&rock'n'roll? Certamente sar maschio, perch lo Sviluppo
Economico non  un ministero per signorine, sicuramente sar compatibile con il governo (non un
piantagrane). Non vedo l'ora di dargli il benvenuto su questa pagina... ma passano i giorni, le
settimane, i mesi e il posto resta vacante. Strano, se pensi che la caccia alla poltrona  uno degli sport
pi praticati nel Paese. Che sia un ministero inutile? Eppure un po' di sviluppo economico servirebbe...
con 170 aziende in crisi, 650mila cassintegrati, disoccupazione, impoverimento... Mister Interim, datti
da fare!
...
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Silvano Moffa.
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Moffa Silvano, ritratto su questo giornale ieri, sullo sfondo di Montecitorio Illuminato, ha
davvero un volto significativo: i capelli rarefatti, la fronte alta e nuda, due occhi intensamente
melanconici, lo stoico sorriso a labbra chiuse di chi  abituato a inghiottire bocconi (o Bocchini?)
amari. Dalle pinne del naso, gi fino al mento, espone uno degli esantemi pi diffusi fra i politici: due
lunghe e profonde rughe a parentesi tonda, su cui cadono guance un tempo floride, deposte per
cedimento espressivo.  il ritratto dell'onorevole gi stato, in transito verso nuove cariche, e il
Moffa, ex vicedirettore del Secolo, ex sindaco di Colleferro, ex commissario rautiano, ex
sottosegretario ai trasporti, ex governatore della Provincia di Roma, ex colonnello finiano e neoribelle
antifiniano, salvatore del governo Berlusconi, ben rappresenta la categoria. Con navigato candore.
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Mrn.
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Evviva!  nato un nuovo movimento per la salvaguardia dei destini della Patria. Si chiama
Movimento di Responsabilit Nazionale! Le masse popolari riunite sotto la generosa bandiera si
contano sulle dita di una mano: pollice, indice, medio. Scilipoti, Calearo, Cesario. Avanzano anulare e
mignolo, ma non poniamo limiti alla Provvidenza. I tre, al servizio di se stessi come la maggior parte
dei moderni moschettieri, si sono comprati una bella cravatta blu col tricolore sotto il nodo. Sono molto
carini, peccato che, al primo vagito, siano gi in disaccordo. Tre teste, tre posizioni, riguardo al 14
dicembre, giorno della cacciata o riconferma di B.: uno forse vota la fiducia, uno forse la sfiducia, uno
forse si astiene. Ovvio: non vengono dallo stesso partito. Uno  un ex Idv, uno un ex Api, il terzo un ex
Pd. In comune hanno una particella fondamentale: ex.
Il marchio dell'uomo in vendita.
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Padre Murphy.
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Padre Murphy, il sacerdote che abus di circa 200 bambini handicappati negli Usa ... chiese di
poter finire i suoi giorni in pace da sacerdote. Leggete questa frase. Non vi sembra surreale,
incredibile, folle? L'ho copiata da un giornale.  di ieri. Quindi: questo  il mondo in cui viviamo.
Quello cattolico, apostolico, romano. Dopo aver commesso, reiteratamente, un crimine cos disgustoso
che mi riesce difficile immaginarlo (nominarlo, crederci), chiese, padre Murphy, di poter continuare ad
amministrare il Regno dei Cieli in terra. Buss, e gli fu aperto. Pecc, e fu perdonato, insabbiato,
protetto. Il cardinal Bertone si adoper, secondo un protocollo vaticano in possesso di un settimanale
tedesco, per evitare lo scandalo. Le vittime non furono protette n risarcite. Non potrebbe, la Chiesa,
per par condicio, estendere ai bambini il trattamento di riguardo che viene riservato ai feti?
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Neet.
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Neet (Not in Education Employment or Training) ha 32 anni, ne dimostra 20 e vive come se ne
avesse 17.  carino ma, al primo accenno di ritirata dei riccioli, si  rapato, cos sembra un bambino a
cui hanno scoperto i pidocchi a scuola, ma non un adulto. Abita con mamma e pap. Anche solo
mamma, se pap s' dato. Si alza tardi. Non collabora alle incombenze domestiche, ma non ha pretese.
Si nutre di quello che capita.  sempre assente (in casa),  sempre collegato (in rete). Quando l'hanno
chiamato Bamboccione, si  risentito ma non si  ribellato. Ribellarsi  un'attivit giovanile e lui, di
essere giovane, ha smesso 7 anni fa. Quando, laureato dottorato e militesente, ha scoperto che nessuno
le voleva le sue competenze, la sua energia, la sua vitalit. Se la giovinezza si misura in quantit di
futuro mi ha detto io sono pi vecchio di te. Maledetto il Paese che trasforma i suoi giovani in
bambini senili.
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Premier.
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Lo strappo aperto dallo stormo dei Fli nel cielo azzurro del governo Berlusconi autorizza a
sognare, bench i sondaggi, queste nobili cassandre postmoderne, segnalino una inverosimile conferma
di fiducia alla morente maggioranza, nella persona del plurinquisito e ipercriticato Silvio. Per par
condicio, noi che non l'abbiamo votato gradiremmo, al prossimo giro di giostra, un Premier Austero,
Silenzioso, Longilineo, Max sessantenne e Max sessantamila euro di reddito annuo. Detto individuo
potr possedere: la casa in cui vive e max due camere a Santa Marinella, se vuole anche tre televisori
(ma non tre Televisioni), magari due lauree, una vasta biblioteca, un'utilitaria, e, se proprio vuole
volare, una flotta di aquiloni. I suoi gusti sessuali gradiremmo non conoscerli. Fatta eccezione per il
doveroso outing, nel caso, davvero fortunato, che fosse finalmente un gay. O una donna non a
disposizione.
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Gaetano Quagliariello.
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Un cognome comune di animale, Quagliariello. Evoca quegli sparvieri da cortile che volano
basso ma beccano sempre, spostandosi rapidi dall'aia di un casolare periferico (il Partito radicale dove
si nutr da giovane) alla corte del presidente del Consiglio. Non ha l'aspetto di un predatore, anzi.  un
tipico maschio adulto, composto e dimenticabile, con un folto piumaggio metallico alla sommit del
cranio, piccoli occhi guardinghi e la sobria livrea del Passero della Libert: grisaglia, cravatta e
obbedienza. Dal 1994, quando  andato a cantare in un altro schieramento, il Quagliariello ha molto
opportunamente modificato i suoi versi di battaglia. Adesso  per il nucleare, per la caccia, per
l'idratazione forzata fin dentro la fossa e, ovviamente, per la tutela della privacy di tutti i pi rapaci fra
i suoi simili. A cominciare dagli avvoltoi.
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Francesco Rutelli.
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Colpisce il sorriso di Rutelli, in piedi, in giacca e calzoni marroni, scontornato e pimpante, su
una mezza pagina di quotidiano, nell'atto di stringersi le mani da solo.  un sorriso navigato, neosenile
o, se preferite, postmaturo. Il sorriso di chi, nella vita, ha viaggiato molto, ne ha viste di tutti i colori, ha
coperto tutti i ruoli, ha fondato questo e quello, ha allevato tutti gli animali, dalle api agli asinelli, 
stato primo ed  stato secondo, ha vinto e ha perso, ma non ha mai smesso di coltivare un parco
ambizioni degno d'un trentenne. Gli puoi leggere i conti negli occhi, due azzurre fessure lungimiranti:
se Vendola o Di Pietro tolgono sangue al corpo stanco del Pd, verranno a mangiarmi in mano, gli
indeboliti di Bersani. Se la destra  spaccata e la sinistra divisa, allora s che... c' posto per me.
L'implacabile saggezza del furbo.
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Alessandro Sallusti.
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Ha lineamenti di inquietante virilit, uno sguardo da spadaccino, una fronte sconfinata. La
mobilit di quel suo viso cos esteso sorpassa di gran lunga le possibilit espressive del cittadino medio.
La rapidit con cui trascorre dal sarcasmo al disprezzo, dallo scherno al ludibrio, fa di lui uno degli
attori pi brillanti del teatrino mediatico: pur essendo, per professione, giornalista cartaceo, il meglio di
s lo d in video, dove una smorfia ben assestata vale pi di tante audaci subordinate, di tanta paratassi
aggressiva. Chiunque l'abbia visto, anche per un attimo soltanto, attaccare un qualunque esponente
delle molte categorie umane che aizzano la sua naturale grazia polemica (quelli del Pd, i finiani, tutti i
giornalisti che non lavorano al Giornale...) sa che non lo dimenticher tanto facilmente.  fatto di
quella materia di cui sono fatti i sogni. O gli incubi.
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Luciano Sardelli.
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Brindisino e buon navigante (due legislature, un assessorato), Luciano Sardelli  Pediatra,
Poeta, Paroliere e Politico. Il suo aspetto  carino&normale. La sua storia nella media nazionale:
socialista e poi berlusconiano. Astuto&camaleonte. Come la maggior parte degli italiani che non
leggono, ha scritto un romanzo. La Letteratura sta alla produzione corrente di libri come la Politica sta
al corrivo commercio di voti: su un'altra galassia. Ma il commercio di voti, come veicolo promozionale
per il commercio di libri,  ottimo. Basta riuscire, anche soltanto per un giorno, a farsi notare.
Imboscato dal 2006 in un partitino di nuovo conio, Noi Sud, Sardelli ridiventa iperberlusconiano, e si
mette, per cos dire, a disposizione. In attesa di qualche mancetta istituzionale, si avvale
dell'improvviso interesse della stampa per lanciare il suo romanzo. Loro Sud. Noi scrittori?
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Cardinal Crescenzio Sepe.
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Ingiusta, l'iconografia del martirio: guance scavate, fronti alte solcate dall'unica giovane ruga
della sopportazione e del dolore, scarni petti nudi, lombi magri coperti da uno straccio chiaro. Nudit e
povert. Meriterebbe un restyling l'immagine di coloro i quali vengono torturati, umiliati e
disprezzati ma posseggono il Signore e perci resistono alla persecuzione. Quelle fra virgolette
sono parole del cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo inquisito a proposito di ben pi terrestri
possessi e benedetto da un'apparenza che richiama il concreto mondo del commercio assai pi del
Regno dei Cieli. Lungi da me mancare di rispetto a un porporato, ma vorrei attirare l'attenzione sul suo
volto: tondo, morbido, eccedente, illuminato da occhietti guardinghi. Sull'abito: strati di raso e seta,
gonfiati da una protuberanza che suggerisce il buongustaio pi del penitente. E il mercato, pi del
Vangelo.
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Vittorio Sgarbi.
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Se Vittorio Sgarbi fosse una donna, sarebbe certamente una bella donna, ma, data l'et, 58 anni,
sarebbe fuori anche dai tempi supplementari concessi alle pi siliconate. Un rigoglioso ciuffo di capelli
non riuscirebbe certo a compensare il leggero implacabile smottamento della parte inferiore del viso e
l'incontinenza psicomotoria ridurrebbe di molto il possibile accesso a quell'eleganza che, oltre i 50, 
d'obbligo. Le sue doti umane, vanit arroganza egocentrismo aggressivit e fatuit, concesse e talvolta
incoraggiate nel maschio, le sarebbero fatali. A poco le servirebbe esibire, fedele alla lettera del suo
cognome, la cattiva educazione come se fosse anticonformismo, coraggio o, addirittura, personalit. Si
ritroverebbe sola. Oppure costretta a pagarsi un giovanotto di scorta, categoria che, per ora, non 
ancora corteggiata dai mezzi di comunicazione di massa.
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Francesco Storace.
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Migliaia di persone ci hanno aperto le loro case ovunque ha detto Francesco Storace, poi ha
aggiunto, dopo una pausa sapiente: Perch con noi l'argenteria resta al suo posto. Applausi. La
consuetudine dell'ex governatore del Lazio con l'avanspettacolo  evidente. Occupa la scena con
naturalezza. Fra un lazzo e un frizzo, le spara grosse. Ma non importa. Quando devi aizzare il cane,
basta il tono della voce. Pleonastici i contenuti. Propone la signora Bonino per la pensione, promette
che presto non ci sar pi traccia di sinistra. Il suo faccione da uomo della strada lo aiuta. Tutto in lui
 qualunque. Dai lineamenti amabilmente grossolani alla figura pesante, da divoratore di bucatini. La
brevit del collo, che la storica postura mussoliniana voleva incassato fra le spalle, non gli dona.
Peccato. Per diventare longilinei bisogna imporsi una dieta decente. Come Fini.
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Giorgio Clelio Stracquadanio.
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Siamo davvero un popolo fortunato. I nostri rappresentanti si battono come leoni per liberarci
da ogni impaccio morale. Uno ci consente di convivere con la mafia (Lunardi, quando era ministro
delle Infrastrutture), un altro rassicura certe intraprendenti signorine: dovessero far mercato della loro
avvenenza per fare carriera va bene, chi ha l'intelligenza la usi pure, chi ha la f... deve arrangiarsi
con quello che ha. E chi non ha neppure la f...? Pu prostituirsi comunque, ma in modo metaforico: se
ammette di essersi venduto per un posto in lizza non ha motivo di lasciare la Camera. Come chi 
inquisito o condannato, concusso corrotto o colluso. Un cittadino comune, condannato, non pu
neanche votare, un politico pu perfino essere votato. Il Parlamento  una zona franca, accogliente,
aliena da ogni forma di stupido moralismo. Parola di Giorgio Clelio Stracquadanio, Onorevole.
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Giulio Tremonti.
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Se Centrodestra al Governo fosse un film, ci sarebbe da licenziare il casting director: l'attore
scelto per la parte di ministro dell'Economia non ha il physique du rle.  morbido, timido, nervoso,
musone, introverso. Promette sacrifici sottovoce, col tono del capriccio impunito (vediamo quanto
posso piagnucolare, prima che mi arrivi una sberla). Non  assertivo, autorevole, fallico. Andrebbe
bene per la parte del Poeta. Il preferito della mamma, che il padre disereda per inadempienza ai canoni
della virilit. Tutto in lui  instabile. Con la ciclotimia dei malinconici, oscilla fra una fase di
immobilismo depressivo e una di facondia maniacale, irta di soluzioni drastiche. Si contraddice senza
enfasi, scivolando sulla sua voce disossata, niente erre, molte vu, su un letto di spaziose vocali. Nel
film, alla fine, prende il posto di B. Perch  il tipo che va a letto presto. E da solo.
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Denis Verdini.
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Se Denis Verdini, 59 anni che sembrano 69, fosse una donna, quel viso molle, quei capelli
bianchi, quegli occhi stanchi non potrebbe permetterseli. Non nel Pdl, dove il personale politico
femminile  accuratamente selezionato: spesso grazioso, talvolta bello, sempre giovane o per fortuna
anagrafica (contratto precario) o per vocazione al martirio chirurgico (a tempo indeterminato). Inoltre:
a quel nome, Denis, che evoca spogliarelliste francesi, e non certo commercialisti siciliani, dovrebbe
corrispondere qualcosa che pu uscire in bikini da una torta, non un mezzo busto da scrivania.
Comunque: opportunamente tinta liftata e liposucchiata, la nostra Denise Verdini, potrebbe anche, al
limite, coprire il ruolo di coordinatrice nazionale del Partito della Libert. Non quello di Presidente del
Credito Cooperativo. Conoscete una sola donna Presidente di una Banca? Peccato. Magari, dal potere
economico, non si farebbe indurre in tentazione...
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Pier Paolo Zaccai.
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Rasato-stempiato come i quarantenni che sanno reagire all'alopecia, sguardo buio, sorriso
cordialmente feroce, Pier Paolo Zaccai, consigliere provinciale, fino a ieri era uno sconosciuto,
nonostante una carriera precoce nel Fronte della Giovent, formidabile seminario di formazione per
adolescenti sociopatici. Distribuiva crocefissi per strada, scansando i polacchi (kleenex) e i senegalesi
(elefantini), con meritoria modestia. Predicava la santit della famiglia, della devozione, della virt.
Aveva tutte le carte in regola (una moglie, due figli, un posto nel Pdl) ma gli mancava qualcosa. Non si
sfonda se non si sniffa, non si traffica, non si va a p... Pier Paolo ha scelto il ramo coca-trans che la
sinistra non ha saputo gestire. L'hanno ricoverato per eccesso di zelo (arringava le folle in piena notte).
Sua moglie, all'altezza della tradizione berlusconiana, se l' presa soltanto con i giornalisti.
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Luca Zaia.
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Luca Zaia, la fronte pi spaziosa di tutto il centrodestra, era il mio ministro preferito: con quei
riccioli bruni appoggiati alla curva della nuca, con quell'ovale allungato, signorile, vagamente equino.
Mi piaceva la sua giovinezza matura, quei quarant'anni, che nell'emiciclo geriatrico del nostro
Parlamento consentirebbero qualunque goliardia, portati con decoro e compostezza. Mi incantava la
sua leggenda: non sniffa altro che le bollicine del prosecco, ha le scarpe sporche di terra, non
frequenta i salotti romani (i due dati non vanno messi in relazione), non va a escort n a trans. Come
governatore del Veneto  perfetto: imporr il vernacolo a quei mona degli immigrati, il Goldoni al
posto del Manzoni, si terr tutte le tasse dei veneti che pagano le tasse (ma quanti sono?), frequenter
salotti padovani. Dopo essersi pulito le scarpe.
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Random.
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Nano-Sovrano.
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Sudditi in festa nel regno di Tivulandia: il Nano-Sovrano ha una nuova morosa. Una di quelle
che restano a dormire gratis. Che non fanno capricci per aver subito un ministero. Che il tubino nero
non glielo devi comprare. Una donna d'esperienza, forse addirittura maggiorenne. Ventenne?
Trentenne? Sopra i 30 si perde l'ambito trofeo postedipico: la Cocca del Nonno. L'inconscio delle
ragazze ormai funziona cos: la figura paterna  in calo.  sul pap di pap che punta il desiderio
femminile primordiale (infatti mamme e figlie sono in competizione). Si mormora che la prescelta avr
i capelli corti e 21 grammi di ciccia sui fianchi, per distinguerla dalle avventizie. La maggior parte delle
suddite in et-nipotina sogna di essere assunta a tempo indeterminato, come le mogli. Per raggiungere
l'obbiettivo, si dice disposta ad andare al cinema con le amiche. Quando il nonno comincia l'orgia.
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Stanca del presente.
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Mi  capitato, recentemente, di ritrovarmi stanca del presente. Quella processione incessante di
cattive notizie e mezze giustizie. Quelle leggi speciali, proposte con prepotenza, disapprovate con
riserva. Quelle neomaggiorenni, procaci e pompate, che rilasciano interviste pilotate. Quelle foto
scosciate che ornano anche le pi prestigiose testate ('u pilu, in fondo, ha sempre fatto vendere la
merce. Qualunquemente). Quel digrignar di denti, fra vincenti. Quelle liti, fra traditori e traditi, fra
venditori e venduti, fra inquisitori e inquisiti...  dura, vien voglia di proiettarsi nel futuro. Quando una
legge speciale chiunque se la potr ordinare (in rete?), per legittimare ci che ha voglia di fare. E ci
sar un ministero delle Risorse sessuali che gestir il fabbisogno privato di ogni deputato. E Berlusconi
sar a capo dello Stato. Mummificato.
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I figli della noia.
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Dai figli dei figli dei fiori ai figli della polvere bianca. Lontani nel tempo gli anni di piombo,
oggi incombono gli anni della noia. Dalla trasgressione alle regole, alla regola della trasgressione. Tutte
le sere, tutti in fila, in divisa da sex symbol le femmine, tette in fuori/pancia in dentro, i maschi tatuati,
il pacco ben in vista, tutti in movimento (movida) verso le porte delle toelette, in fondo a destra, in
attesa del turno di sballo, narici frementi, bicchiere in mano, all'assalto del divertimento, del divergere
da s, del dimenticarsi. Tutti militanti del farsi, del reciproco artificiale stimolarsi, per prendersi
meccanicamente, senza darsi. Uomini vuoti e donne di carta, tronine e velisti, emuli e gregari
degli aspiranti a essere visti sono davvero cos importanti? Sono una malattia, una pandemia, una
catastrofe? Oppure soltanto un sintomo di povert?... Uno fra tanti.
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Compagni?
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Anche le parole obsolete hanno i loro diritti. Vanno usate con parsimonia e riguardo. Quando
qualcuno, a ragion veduta, le tira gi dal solaio, soffia via la polvere e le ripropone nel gran teatro della
Politica Parlata (congressi, convegni, comizi, talk show), certe volte riprendono forza. Ha ripreso forza
per bocca di Fabrizio Gifuni, che aveva due anni nel sessantotto, la parola compagno, definita dallo
Zingarelli anche appellativo con cui si chiamano gli aderenti a un partito di ispirazione marxista. In
disuso. I giovani di professione, quelli che hanno paura di avere una storia e i fissati del lifting
verbale (cancellazione chirurgica delle parole che ti invecchiano) non hanno gradito. Che sinonimi
propongono per definire chi si trova insieme con altri in una determinata condizione (cfr. Zingarelli)
e condivide il rifiuto della medesima per analoghi motivi? Collega? Si pu essere colleghi di
sventura?
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Sciocchezze vip.
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Secondo Roberto Calderoli, professione ministro, Bobo Craxi si nutre di funghi allucinogeni.
Secondo Bobo Craxi, professione Figlio di Bettino (cos si legge nella didascalia sotto la sua foto su
un noto quotidiano), Roberto Calderoli  un povero pirla. Entrambi gli individui di cui sopra hanno
passato i 40 anni, sono laureati, benestanti e coprono cariche di rilievo. Non stanno giocando a pallone
nel campetto dietro la scuola, n a carte al bar, davanti a un grappino, dopo una dura giornata di lavoro.
Sono personaggi importanti. Le sciocchezze che si scambiano i personaggi importanti, le pubblicano i
giornali. Le trasmettono le televisioni. Le leggono e le ascoltano gli innocenti, che, se non sono protetti
da una robusta formazione culturale, possono essere contagiati e ammalarsi di povert espressiva.
Attente, mamme, intervenite al primo grugnito!
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Senza giacca.
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Pare che Italo Bocchino si sia tolto la giacca. Nel club maschile della Politica Italiana, il gesto
ha fatto scalpore. Carlo Rossella, prestante gentiluomo passato dalla carta stampata al piccolo schermo
e da l a quello grande, sempre dirigendo e presiedendo, ha assunto una posizione vivacemente critica:
l'uomo  bassino, in maniche di camicia sembra un provinciale in gita, non un Presidente Americano
che va di fretta. Tutto il Transatlantico ne parla. Comprensibile eccitazione: le variazioni sul tema
dell'abbigliamento, per i maschi, sono pochine. Allentare il nodo alla cravatta, rinnovare il parco
calzini (evitando i colori forti), rimboccarsi le maniche (se puoi esibire un paio di eccitanti avambracci
romagnoli alla Bersani), tentare un timido gilet, una sciarpetta verde, un fazzoletto nel taschino. A
parziale risarcimento della noia: valigie leggere, e meno rischi di sbagliare.
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Servizio pubblico.
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Il nostro  un Paese irrazionale e tutto si svolge alle spalle dei cittadini. Volete un esempio?
Tutto l'anno ci sono trasmissioni che si dicono di approfondimento politico. In realt spesso sono dei
pollai dove un numero eccessivo di galli arruffa le penne e si becca senza piet. I cittadini le guardano
cercando, ogni tanto, di capire chi ha ragione e chi ha torto. Fra meno di un mese, moltissimi di questi
cittadini saranno chiamati a esprimere una preferenza per un candidato/a al governo di regioni, comuni,
province. Se c' un momento in cui avrebbero urgenza/bisogno di capire chi votare e perch  proprio
questo. Che cosa fa il servizio pubblico? Aumenta le trasmissioni di approfondimento politico? Invita i
partecipanti a beccarsi di meno e a farsi capire di pi? Istituisce un sistema di multe per i pi fumosi e
faziosi? Nossignore. Elimina le trasmissioni. Per la serie: applicazioni surreali della par condicio.
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Dialettica interna.
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I rottamatori a congresso, gli sfascialeadership, i luddisti del macchinario partitico sono
giovanotti fra i 35 e i 49 anni.
Si accede alla sala in cui si riuniscono mediante recitazione del codice fiscale. Veltroni fa 55M,
Bersani 51I, Bindi 51B, Finocchiaro fa 55G. Bocciati! Tocca esibire una data di nascita decorosa. Va
molto il 75, ma anche il 68  tollerato (come birth date, bocciato chi l'ha vissuto fuori dal
passeggino). Inutile mascherarsi sotto un abbigliamento casual. Ormai il felpa e jeans dilaga anche
negli ospizi. Consigliabile, invece, un linguaggio franco e sfacciato. D'obbligo le promesse di
cambiamento radicale (nessuno si aspetta dettagli su modalit e obbiettivi), meglio se accompagnate da
un fremito di incontinenza ormonale all'indirizzo della presa del potere. No, niente Palazzo
d'Inverno, che  in mano al Nemico. Semmai Condominio Primavera. La cara vecchia dialettica
interna al Partito.
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Catastrofi.
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 bello rivedere le maschie fattezze del Generale Out-door Guido Bertolaso fra i ridenti villaggi
che si stagliano alle falde del Vesuvio. Commuove il suo ritorno sul teatro di una cara vecchia
emergenza, promossa recentemente a tragedia anche con il suo contributo. Tutto  come prima: la
mascella, la maglietta, la merda. Come prima il mandante  President Bee, inalterabile nella sua pretesa
d'efficienza (tutto a posto in dieci giorni), il sicario  lui, il Protettore Civile. Chi ha buona memoria
sente serpeggiare qualche inquietudine, all'idea di affidarsi all'ennesimo inquisito, ma la memoria, si
sa,  di sinistra. E come tale va perseguita. O almeno, per par condicio, sottoposta a contraddittorio con
il suo antagonista: l'oblio. Ogni catastrofe cancella la precedente. Le emergenze si risolvono
esclusivamente con le parole che, per definizione, volano. Soprattutto in campagna elettorale.
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Il dcollet dei maschi.
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In margine alla cerimonia per il Premio Campiello, una giovane scrittrice, Opera Prima,  stata
lusingata dal cavalleresco conduttore, Bruno Vespa, a proposito del suo dcollet (come si nominano le
tette in salotto). In ossequio alla par condicio, vorrei proporre all'attenzione dei media le qualit di
alcuni scrittori: le spalle di Gianrico Carofiglio (vastissime), i riccioli di Sandro Veronesi (graziosi), le
cosce di Antonio Pennacchi (affusolate), il fascino di Erri De Luca (rugoso e radioso), la figura di Gad
Lerner (slanciata), il musetto di Paolo Giordano (armonioso), il pacco di Aldo Busi (ragguardevole),
l'eleganza di Mario Fortunato (impeccabile), i baffi di Tiziano Scarpa (solenni), il sorriso di Giancarlo
De Cataldo (irresistibile), il sex appeal di Emanuele Trevi (umbratile), le natiche di Mauro Covacich
(toniche), i pettorali di Antonio Franchini (potenti) eccetera eccetera...
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Infelicit di genere.
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Abortire  un dolore del corpo, un rischio per la salute, un trauma psichico. Lo sanno tutte le
donne. Le molte che hanno abortito, quelle che hanno avuto paura di doverlo fare. Dal menarca alla
menopausa le femmine della specie sono costrette a pensare l'aborto perch hanno la responsabilit
fisica della procreazione. La scienza ha concepito una pillola che consente di abortire riducendo i
fattori dolore e rischio. Il trauma psichico resta inalterato. Dico questo per rassicurare quelli che ci
tengono a vederci soffrire. Non si sa mai, la vita dovesse diventarci troppo facile. Tranquilli, stiamo
male lo stesso. Anche se decidiamo di cavarcela con una pillola. Terrorismo ansiogeno (tre giorni di
ricovero!), attese snervanti (nelle regioni celoduriste queste pillole gratta-e-perdi non le smerciamo!)
e accuse infamanti (assassine, sabotatrici della natalit)... ce n' per tutte.
Che cosa potremmo imporre alla maschia politica e alla virile religione per pareggiare le
condizioni di infelicit di genere?
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Il bene del Paese.
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Al Colle! Al Colle! A morte Fini! Andiamo! Dai... ti muovi? Magari un'altra volta...
per adesso lasciamo stare... Be' allora... Al voto! Al voto! La parola agli italiani! (bum!)
Elezioni a novembre! A marzo! A maggio! (a giugno no che vanno tutti al mare.) Magari
un'altra volta, per adesso restiamo come siamo... Paura delle urne? Chi, noi? Figuriamoci, avrete
paura voi. Ma senti questi... A noi le elezioni ci vanno di lusso. Se  per quello anche a noi... pure
di pi. Lo so lo so... ma... pare brutto, sai com', disfare il governo, fa cialtrone... Avrei deciso di
tenermelo cos com', fino alla fine. ... e Fini? Dentro, come il verme nella mela? Dammi 15
giorni e te lo faccio diventare un candito, il verme. Ma dai, ma perch hai cambiato idea, gli
facevamo un c... cos a quelli del pid. Lo faccio per il bene del Paese. Il Paese, sentitamente,
ringrazia.
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L'Ideale.
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La morte fa vendere. Libri, giornali. La morte fa audience, moltiplica i contatti. Il massimo di
share si raggiunge con le morti atroci. Incidenti spettacolari, cadute rovinose in pozzi profondi,
agonie lente e telecompatibili, cio certificabili da una o pi telecamere. E, ovviamente, delitti. Meglio
se a sfondo sessuale. Meglio ancora se compiuti in quel nido di tensioni e pulsioni noto alla maggior
parte degli umani: la Famiglia. Se la vittima  la nipote e l'assassino  lo zio, il gradimento raggiunge
punte da finale di Coppa del Mondo. Va da s che la morte deve essere mostrata. Il cinema ha a
disposizione sparatorie inseguimenti bombe mostri e marziani. La televisione ha a disposizione soltanto
il dolore. Per mostrare il dolore, il metodo pi efficace  inquadrare, in primo piano, il volto angosciato
di un congiunto della persona uccisa. L'Ideale  avere in studio una madre.
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Martirio.
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In pensione a 65 anni, come i maschietti! Non siete contente bambine? D'accordo, c' ancora il
tetto di cristallo, chi aspira a diventare direttore, presidente o capo ci sbatte la testolina contro e torna
indietro. D'accordo, a parit di mansioni guadagnate un terzo di meno, e spesso, benedette ragazze,
lavorate un terzo di pi, per, quando si tratta di punizioni, eccovi improvvisamente parificate. La vita
dura di pi e quindi il meritato riposo va procrastinato per tutti. Allora, per, per onorare la par
condicio, incominciassero a occuparsene gli uomini, della conservazione della specie! Gradiremmo il
martirio completo: 40 anni di mestruazioni, un paio di parti (completi di doglie, please!), menopausa
(depressioni e vampate incluse), cura di figli e anziani, pi tre ore al giorno di straordinari
nell'entusiasmante settore del lavoro domestico. Poi possiamo parlare di pari anzianit.
...
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Il pi bello della festa.
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Pier Ferdinando Casini era senza dubbio il pi bello della festa per il caro amico Vespa. Che
non l'abbiano invitato apposta, l'unico altro longilineo dell'allegra brigata? No, dico, c'erano tutti
meno lui, l'atletico Gianfranco. C'era l'Economia, c'era la Finanza e c'era la Chiesa, nella persona del
massimo esponente del ramo mondano (Tarcisio Bertone, non proprio un asceta). Mancavano un
Generale e un Re, in compenso c'era il Gran Pontiere (Letta il Vecchio) e l'Unico Imperatore dell'Italia
Repubblicana. Si festeggiava il cinquantesimo anno di resistenza al vertice del giornalismo d'intesa,
del duttile e amabile Bruno. Per dessert  stato riprodotto, pare, il plastico di una cupola-salotto,
pandispagna e gelato, il semifreddo che non si scioglie mai. Il vero menu, bench non sia ancora in
funzione il bavaglio, non  trapelato. Non si sa chi ha mangiato chi, l'udic la lega o la lega l'udic?
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Senza futuro.
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Siamo un Paese senza futuro, lo dicono tutti. Nascono pochi bambini, i giovani non trovano
lavoro finch non sono pi giovani e poi non trovano lavoro perch sono diventati vecchi, respiriamo
smog e monnezza, ogni tre giorni di pioggia sparisce una regione nel fango.  brutto essere un Paese
senza futuro. Esserci dentro, intendo. Finisci di essere una persona senza futuro. Se sei giovane ti
incazzi, se sei vecchio ti deprimi. O viceversa. A fronte di tale crescente disagio, e nello spirito della
par condicio, il ministero per i Beni e le Attivit culturali ha messo in opera un'iniziativa davvero
originale: poich siamo un Paese senza futuro, facciamo fuori anche il passato. La prima a essere
smantellata  stata la Domus dei gladiatori (Pompei). A seguire: Paestum, Segesta, La Valle dei Templi
eccetera. Al termine dei lavori ci ritroveremo condannati al presente: soddisfatti o emarginati.
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Mrs Robinson.
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Mrs Robinson, scoperta in amore con un ragazzo di quarant'anni pi giovane, ha tentato il
suicidio. Per par condicio, almeno ventiquattr'ore di depressione post Noemi, avrebbe dovuto patirle
anche Mr Berlusconi. Invece niente: quello che alle signore fa vergogna, ai signori va in orgoglio.
Come mai? La donna matura  fermamente convinta che, se il ragazzino si accoppia con lei,  perch
gli conviene. Economicamente, socialmente, intellettualmente (s, ci sono anche gli scalatori
culturali. E sono i pi simpatici). Ne  convinta anche quando non  vero. L'uomo maturo 
fermamente convinto che, se la ragazzina si accoppia con Lui,  perch Lui, soldi panza e potere,  in
grado di far innamorare chi non li ha. Perci si concentra sui soldi/potere e si perdona la panza. La
donna si sfinisce di diete: non ci crede, che soldi e potere aggiungano amore. Invecchia pi magra e pi
sola.
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Gli ultimi della classe.
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Legge bavaglio: operativa! Vivremo al buio. Senza sapere che cosa la casta dominante fa e
disfa, per il suo tornaconto. Senza poterci difendere. Tagli alla cultura: pronti! Non saremo pi in grado
di produrre n film, n spettacoli teatrali, n altro. Vivremo al buio. Senza poterci riconoscere,
comprendere e consolare in quello straordinario specchio che  un'opera d'arte. I sensibili, gli
intelligenti, gli intellettuali, gli artisti, quelli che vogliono capire e migliorare saranno una minoranza
derisa. Senza potere, senza diritti e senza soldi. I pezzenti del pensiero. I giovani migliori scapperanno.
Sar il trionfo degli ultimi della classe. Si prenderanno la scuola, si diplomeranno fra loro, si
premieranno e si assolveranno. Pari condizioni non si daranno mai, fra noi e loro. Non ci resta che
ritirarci sull'Aventino e fondare l la nostra Repubblica. La Costituzione ce l'abbiamo gi.
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Maschi tristi.
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L'iconografia dei giornali, da qualche settimana a questa parte, mostra maschi tristi. A sfogliarli
guardando le figure c' da farsi stringere il cuore. Gianni Letta si regge il mento, un dito a coprire la
bocca, le labbra strette, nel silenzio contrito che segue al fallimento dell'ultima mediazione. Schifani
mostra uno sguardo catatonico accanto a un Fini severo e quasi truce. I due devono arrampicarsi fino al
Colle e concordare un calendario che consenta di far qualcosa di utile prima che la crisi inghiotta tutto
il Parlamento. Berlusconi sembra aver subto un cedimento d'immagine: la testa si  incassata nelle
spalle, il volto si  fatto gommoso, gonfio e duro come quei sacchi per pugili, concepiti per respingere i
colpi. Il braccio teso resta assertivo/autoritario, ma  un ricordo del passato. Come l'ondeggiare
civettuolo dei fianchi in certe anziane attrici, state belle.
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Amare le donne.
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Meglio puttanieri che gay? Discutiamone, signor Presidente. In che cosa, esattamente, un
settantenne che sbava dietro a una diciassettenne ballerina di lap dance sarebbe migliore di un
settantenne che spasima dietro a un ballerino di merengue? Il primo sarebbe normale e il secondo
anormale? Il primo sarebbe morale e il secondo immorale? Lei si vanta di amare le donne: pensa che
questo la situi fra i padri nobili del patriarcato, mentre gli uomini che amano altri uomini
segnalerebbero una decadenza della razza maschile? E poi, mi consenta: che cosa vuol dire amare le
donne? Invitarle nei saloni dei suoi palazzi, a gruppi di venti, vestirle con il tubino nero d'ordinanza,
pretendere che ridano, guardarle ballare, o toccarsi, o toccarla, o toccarsi fra loro e poi pagare quelle
che meritano?A differenza delle famigerate dieci, poste tre scandali fa da Repubblica, queste sono
domande teoriche. Magari stavolta le va di rispondere.
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Mattone pulito.
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Centralissimo bicamere a Montecarlo, sei vani vista Colosseo a Roma, centoquarantasette
stanze ad Arcore. Prezzi di favore, godimenti principeschi a canone popolare, ristrutturazioni magiche.
Non si parla d'altro, da mesi, sui giornali. Come se le pagine degli annunci immobiliari, esondando sul
politico, si fossero trasformate in pagine di denunce immobiliari. Il cognato insediato nel bicamere 
peccato veniale, rispetto alla circonvenzione d'orfanella (via Previti) che ha consentito a B. di dirigere
da una reggia la costruzione di un intero quartiere alle porte di Milano, ma non importa. Per potersi
smarcare dal Padre Nobile del Malaffare, bisogna aver pagato di tasca propria fino all'ultima rata del
mutuo. Come la maggior parte degli italiani. Onesti di tutto il mondo, brandite i vostri sudati titoli di
propriet, sta per scoppiare la pi pesante delle rivoluzioni: Mattone pulito.
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Good news.
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Inauguro qui una sottorubrica settimanale: Good news. Ogni venerd mi impegner a darvi un
piccolo buon motivo per non scivolare nella depressione da pastone politico. Un antidoto, anche
modesto, all'ingorgo di sentimenti negativi. Oggi, tanto per incominciare, ho registrato un attimo di
sollievo, leggendo del pranzo di Bersani con Vendola: tutte le volte che due esseri umani, appartenenti
alla galassia del centrosinistra, cercano di convergere su un progetto invece che divergere su un
dettaglio,  Festa Grande. E poi Nichi e Pier Luigi sono due figure cardine del nostro immaginario
famigliare: Nichi  lo zio giovanile, scapolo, che scrive poesie e sa far ridere i bambini. Pier Luigi il
padrone di casa, che manda avanti la bottega, parla poco ma tiene d'occhio tutti, dal patriarca al
cagnolino. Se i due si mettono insieme, qualche speranza si accende, nell'autunno del nostro scontento.
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Operai senza classe.
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La classe operaia, fino al 1980, doveva dirigere tutto. O almeno cos si cantava, in piazza.
Dall'80 all'89 ha incominciato ad abbassare la testa, sotto l'urto della ristrutturazione. Con la caduta
dei regimi comunisti, sono stati liberati lavoratori che non avevano mai avuto il permesso di lottare,
a dispetto di quello che si cantava in piazza. I malpagati del secondo mondo. Con la globalizzazione, ai
malpagati si sono sommati gli affamati (terzo mondo). Malpagati e affamati sono accolti a calci se si
affacciano al primo mondo, ma tornano utili se restano nel loro, cos la Fiat cambia mondo, e
risparmia. Per riavere la fabbrica a Pomigliano, la classe operaia deve accettare turni di otto ore senza
mangiare, due settimane l'anno di straordinario, taglio delle pause pip, nessun rallentamento. A pari
condizioni lavorano soltanto gli ufo robot. Il prossimo ente inutile da chiudere sar, probabilmente,
il Sindacato.
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Esserci o non esserci.
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Se i salotti televisivi non fossero il ramo del Parlamento in cui si lavora pi proficuamente, non
sarebbe cos vitale, per i politici, esserci o non esserci. Se comparire sul piccolo schermo non valesse
pi di quarant'anni di onorata carriera, non si sarebbe disposti a salire ginocchioni la Scala Santa pur di
avere la grazia da Vespa, Santoro, Floris, Dandini o Lerner (in ordine di potenza). Se esistesse un
dispositivo che ammutolisce chi non parla ai telespettatori perch preferisce bisticciare con l'ospite
opposto, Floris lo comprerebbe (e anche Santoro). Se si potesse applicare un suggeritore che rende
sagace&loquace la Miss Tettecosce di turno, Vespa lo adotterebbe. Se inventassero un collarino
elettrico che scoraggia con una scarica il convitato critico (nei confronti del governo), soprattutto se
risulta convincente, Mauro Masi lo imporrebbe per decreto. O almeno ci proverebbe.
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La Rissa.
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L'onorevole La Rissa, Ministro della Difesa, ma soprattutto dell'Attacco, ha aggredito, ad
Anno zero, un ragazzo (intelligente) che stava spiegando la posizione del movimento degli studenti
rispetto ai disordini del 14 dicembre: i lineamenti contorti da un odio viscerale, schiumando saliva, ha
preso a urlare una sola parola: Vergogna. Si  alzato, ha carambolato insulti a vanvera. Si  riseduto.
Non riusciva a tacere, n a stare composto. Ha ripreso a fare il forsennato: Voglio salutare, Me ne
voglio andare, e intanto restava l e continuava a inventare colpe: Il reato di mancata presenza di un
poliziotto, L'impunit di essere di sinistra. Il ragazzo che voleva (e sapeva) parlare, non  stato
ascoltato. Se tirer un sasso, sar l'onorevole Ministro dell'Offesa ad aver armato la sua mano. Bisogna
sapersela guadagnare, la pace sociale. E quelli come lui stanno sbagliando tutto.
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Tutta colpa di Eva.
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Se una serie crescente di perpetrate violenze sessuali nei confronti dei bambini fosse stata
scoperta a carico di qualsiasi categoria sociale o etnica, chennes... i barbieri i taxisti gli insegnanti o i
rumeni o i rom o i senegalesi, sarebbe subito stata organizzata una persecuzione su vasta scala. Se tre 
anche soltanto tre  inguaribili anarchici o vecchie femministe o torvi intellettuali miscredenti fossero
stati trovati con le mani addosso a un chierichetto di nove anni si sarebbe proposta la galera a vita, la
pubblica gogna o magari la pena di morte. Fortuna vuole che a macchiarsi di questo crimine sia stata la
categoria in assoluto pi protetta di questo mondo (e presumibilmente anche dell'altro): i preti. Per
salvare loro la faccia e l'anima, provvidenzialmente, il reato di pedofilia  diventato uno spiacevole
effetto collaterale del celibato.  sempre colpa delle donne, vero? A partire da Eva.
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Intercettate anche noi!
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Io domani faccio l'incontro importante... Questo professore ha una serie di contatti... ...
quindi  uno che monta operazioni. Scusa se ti scoccio... tu come stai messo? ... un altro po' e si
buttava a terra. Sono frasi estratte dal mucchio dei verbali delle intercettazioni telefoniche. Frammenti
di non pensiero. A leggerli di fila, senza badare al fitto tessuto di illegalit cui rimandano, colpiscono
come un referto clinico: malattia  la povert linguistica. Eziologia: la miseria della relazione. Fra
questi maschi adulti, ben piazzati a capo di questo e di quello, corre soltanto l'effimero contatto della
complicit. Finch dura, finch serve. Io porto le donne, tu paghi il vino. Io ti presento il padrone, tu
metti i soldi.  deprimente. Per par condicio propongo di mettere sotto controllo il telefono di un tot di
cittadini intelligenti e colti, che conversano per simpatia o seduzione. Non a scopo di lucro. Chi si
candida? Diamo una speranza a noi stessi e a chi ci guarda da fuori: non tutti gli italiani fanno schifo.
Intercettateci, ve ne accorgerete!
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Foto di gruppo.
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Ho visto una bella foto di gruppo: un lungo tavolo, fogli, microfoni, bicchieri. Attorno al tavolo
nove uomini. Quattro di centrodestra, quattro di centrosinistra e un capobranco. Sono i membri
dell'Autorit per la Garanzia nelle Comunicazioni. Cravatte gialle a pallini, cravatte a strisce, cravatte
grigio perla, blu a rombetti o verdi col puntolino. Sorrisi finti, sorrisi annoiati, sorrisi disponibili, sorrisi
appena accennati, sorrisi intransitivi e sorrisi rivolti all'obbiettivo. Una testa calva e una testa ricciuta
uniche eccezioni a corte zazzere d'acciaio. Li guardo e mi accorgo che manca qualcosa: una
rappresentanza dell'altro genere. Ne esistono due: quello maschile, con le sue belle cravatte e le sue
brutte figure. Quello femminile: assenza non pi giustificabile. Non per par condicio, per salvare la
faccia: vogliamo provare a inserire qualche donna anche nei posti che contano?
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Un piazzista in piazza.
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Splendido, il Berlusconi da manifestazione: nel suo basic italian in cui milioni di italiani si
rispecchiano con sollievo, stringendo la mano dei 13 candidati e facendola dondolare, li vendeva uno
per uno. Vendeva le quattro donne come toste e i nove uomini come bravi ragazzi. In ogni frase
infilava, come un ritornello, i guasti della sinistra. Vendeva la Polverini come orfanella di umili origini
e Formigoni, che  quello famoso, con la gag di aver dimenticato il suo nome. Prometteva, come la
bottiglietta dell'elisir in una fiera paesana, tutto il promettibile: meno furti, meno rapine, meno tasse,
pi piste ciclabili, pi verde pubblico, pi amore, pi libert. Giurava che avrebbe fatto alzare di un
piano le case di tutti e subito dopo avrebbe debellato il cancro, dato che la sinistra ancora non l'aveva
debellato. Era nel suo elemento: un piazzista in piazza. Nessuna par condicio possibile: noi, uno cos,
non ce l'abbiamo.
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Amaro stil novo.
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Aho, come va? Te volevo mann un messaggio: in bocca al lupo. ... che poi... nel caso
che... Bene. Te rompo i cojoni pe' la solita cosa... Te servono quanno? Dimme in bocca al
lupo. ... in culo a la balena. Aho nun ci ho dormito. Io ci ho solo dieci qua... Sto anna' a
l'areoporto. Quanno 'o vedi... Quanno torni... Allora tutt'apposto?  questa la prosa dei
potenti. L'amaro stil novo. Tutto un palleggio di appuntamenti. Una paratassi ansiosa, verbi senza
soggetto, complementi taciuti, relative assenti. Si sente la fatica di dover vivere approfittando delle
occasioni. L'ossessione di farcela, poi quella di farla franca. L'intrico delle relazioni opportuniste.  la
colonna sonora della dolce vita mezzo secolo dopo. Continuer a risuonare a lungo, nel silenzio
imposto dalla legge contro l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Un inno alla povert morale e
mentale.
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Fine carriera.
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L'insostenibile leggerezza dell'essere ha colpito ancora. Questa volta a Bologna. Il sindaco ha
finanziato la fidanzata con soldi pubblici. Alla fine di un amore, corrisponde, nel mondo come 
diventato, la fine di una carriera. Quella di lei, naturalmente. A far finire anche quella di lui ci pensa lei,
se le gira male. In mancanza di ritorsioni le carriere maschili vanno avanti. Non c' par condicio, come
sempre. Ma una parit c', questa volta: un'equa distribuzione della tristezza.  triste l'ometto che
arraffa vacanze con la segretaria a spese delle istituzioni, ed  triste la segretaria che viaggia a sbafo,
incassa bancomat d'oscura provenienza e, a festa finita, si vendica.  triste l'amore al tempo del
Libero Mercato. Il sesso non giustifica i mezzi, e il Principe, come un Machiavelli da vaudeville,
finisce peggio che nudo: in mutande.
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Ufa.
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Le ferie dell'Uomo Famoso (Ufa) sono momenti di promozione turistica del luogo in cui ha
scelto di ritemprarsi. I papi, storicamente, camminano in montagna e benedicono i pascoli. La destra
moderna e sportiva  migrata verso l'Argentario che vent'anni fa era gremito di sinistra arcaica e
intellettuale. La destra plutocratica e caciarona resta in Costa Smeralda (sar il nome). La destra
leghista e populista opta per le merende sul greto del Po, calzini e canoa. Eventualmente salsicce alla
brace. La sinistra moderna e scompaginata si ammassa in Salento, passa in barca, sfiora un'isola,
riparte. L'Ufa, quando viene intervistato, parla come se non fosse in ferie: serio, minaccioso. Lancia
ultimatum, promette tempeste. Per non ha la cravatta. Alle spalle, invece dei dorsi intonsi
dell'immancabile scaffale di libri, tiene un prato, un pergolato, un orizzonte. Cos, per cambiare
cornice.
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Come sempre.
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Il codice noto come par condicio sta all'obbiettivit, alla tolleranza, al pluralismo, come le
buone maniere stanno all'altruismo: una cosa  amare gli altri quanto se stessi (impresa ardua ma ci si
pu lavorare), una cosa  costringere nelle regole del galateo l'egoismo predatorio della bestia umana
(necessario ma insufficiente). Per par condicio qualsiasi cretino di governo ha da essere bilanciato da
uno di opposizione. Tesi e antitesi, pesate col bilancino delle presenze in video, raramente danno luogo
a una sintesi. Tutti, a casa, restano della loro opinione, se ce l'hanno, e se non ce l'hanno, restano
senza. Al Festival di Sanremo hanno applicato la par condicio perfino alle canzoni: s all'inno della
lotta partigiana, se si canta anche quello del disciolto partito fascista. E la par condicio applicata alla
conduzione? Meno: un maschio vizzo e facondo fra due femmine fresche e mute. Come sempre.
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Sigle.
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Da quando Dio  morto e come Lui le ideologie, la terra trema sotto i piedi dei partiti e secerne
sigle. Dove c'era la Dicc, si schierano Udicc, Api e Ciccid. E il Pidielle, che prima era Fi.  tutto un
pigolare di consonanti, un'onomatopea del minimo, diviso per sfumature di senso, per strategie mirate
alla conquista del centro, cos, per scaramanzia moderata, senza neanche chiedersi il centro di quale
figura, di che cosa. L dove c'era il Msi o Emmesse, ci sar presto il Fli: un fischio, un'esalazione, un
nomignolo per insetti ronzanti. E il Picc, che ci ha lasciato? Il Sel, che sa di condimento per insaporire
minestre cucinate da altri. Il Pidd, che ha tentato il compromesso storico in un solo partito,  finito in
Pd (Posizione depressiva) e deve appoggiarsi all'Idiv, divinit populista, per uscire dal coma.
Sopravviveranno gli unici che alle sigle hanno preferito una parola (Lega). E un'ideologia: il
padanesimo.
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La compagnia di giro.
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La Russa non manca mai, Gasparri raramente, Ghedini  frequente, Lupi pure, Belpietro lo si
vede spesso, Bersani ha sostituito Veltroni che a sua volta aveva spinto nell'ombra il suo predecessore
(a sinistra si procede per cancellazioni).  una compagnia di giro in permanente tourne televisiva
quella che gli italiani si beccano la sera, quando vorrebbero ragionare sul tempo presente. La par
condicio  applicata col bilancino delle appartenenze: tanti di l, quanti di qua. Ma i prescelti sono tutti
ben omologati: costume, linguaggio, intonazioni. Recitano con convinzione una passione che non c':
uno alza la voce, l'altro dice stai zitto (o vergognati), uno minaccia di andarsene, uno quando prende la
parola non la molla pi, uno fa l'offeso, un altro fa il sarcastico. E se la par condicio, per una volta, si
applicasse fra chi c' sempre e chi non c' mai? Non sarebbe una bella sorpresa?
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Rimozione forzata.
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Le ho contate, le prime 17 pagine di un autorevole quotidiano sono occupate dal resoconto delle
gesta di una cricca di mascalzoni. Si sono pigliati di tutto: soldi, favori, appartamenti, vestiti firmati,
macchine, scarpe, vacanze, aerei, lingotti, quadri, pietre preziose, licenze, puttane, posti di lavoro.  un
esercito in divisa maschile, quello dei cattivi amministratori, dirigenti, consiglieri, senatori, manager e
faccendieri. Vestono tutti in giacca e cravatta (tranne l'Amaro Bertolaso). Mostrano tutti qualche
smagliatura tipicamente maschile: una pelata, un riporto, un doppio mento, una barbetta malscolpita,
una maniglia di grasso da bulimia sociale (ah, le colazioni di lavoro!). Per cambiare umori e colori, a
ogni uomo da rimuovere si potrebbe sostituire una donna. Non saremo tutte delle sante, ma, per
sputtanarci definitivamente, promettiamo di impiegarci, anche noi, minimo duemila anni.
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Se scoppiano le elezioni.
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Tema: Racconta con parole tue che ne sar di noi nell'autunno prossimo venturo. Svolgimento:
Nell'autunno prossimo venturo potrebbero scoppiare le elezioni, che fanno sempre tanta paura ai
signori che sono stati eletti l'ultima volta perch pensano che non saranno eletti mai pi. O perch
hanno fatto qualcosa di veramente brutto, o perch non hanno fatto quello che dovevano fare e allora la
gente si scoccia di continuare a pagargli lo stipendio. Quando hanno paura di non essere rieletti i
signori cercano di allearsi con altri signori che hanno paura di non essere rieletti. Se hanno bisticciato,
provano a fare pace. Se si sono frantumati, provano a ricomporsi. Tubano come tortore e pensano: A
te ti butto a mare dopo. Se non ci saranno le elezioni, ci sar un governo terapeutico. Il suo compito:
una legge elettorale che non faccia male alla democrazia. Cos, forse, anche noi ricominceremo a
contare qualcosa. O forse no.
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Una Vera Donna.
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Una sordomuta ventiquattrenne, una francese diciassettenne, una bambina seienne. E sono solo
quelle di ieri, poi ci saranno quelle di domani. Stuprate, violentate, abusate. Una costante di cronaca. Il
teorema della difesa: erano consenzienti, ci stavano (tutte meno quelle di sei anni). Una domanda
ingenua: perch noi no? Perch le donne non violentano gli uomini? Mai letto di una Mariatizietta che
si impadronisce del corpo del ragazzo con cui ha flirtato in discoteca e se ne serve liberamente senza
badare al piacere/dispiacere/rifiuto di lui?  una questione di forza fisica? Non credo, basterebbe
sceglierseli mingherlini o girare con una clava da borsetta.  perch il maschio che dice di no non
esiste in natura? Non credo, hanno mal di testa anche loro, di tanto in tanto.  perch nessuno ti
suggerisce di fare violenza a un uomo per essere considerata una Vera Donna?
(si cercano risposte: www.lidiaravera.it)
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Meba.
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Con quella zazzera grigia da ragazzo eterno, con quella bella faccia tonda, con quegli occhi che
ammiccano allegri anche nei momenti peggiori, Nichi Vendola rassomiglia davvero poco alla maggior
parte del personale politico di questo nostro sciagurato Paese (avvocaticchi ampollosi, nullit
logorroiche, trafficanti di alleanze e sudditanze). Non si impone (e non ci impone) n moglie e figli, n
giacca e cravatta. Nessun conformismo, niente ipocrisia. Non  il Maschio Eterosessuale Bianco e
Anticomunista (Meba) cui si offrono i posti pi prestigiosi qui da noi e lo dice. In compenso non si
accoppia coi trans tra una messa e l'altra e non propone posti in giunta a qualche signorina di scorta
per pagarsi un po' di sesso. Se decide di raccomandare qualcuno  per il bene di tutti e non per il suo.
Se fosse una donna sarebbe esattamente com': un'anomalia.
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Sala travaglio.
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Hanno corso un rischio le tre gestanti, Giulia Giulia e Federica, portando il loro corpo gravido a
votare la sfiducia: non  un buon posto per nascere, Montecitorio. Pessime condizioni igieniche, mal
frequentato. Pi adatto come sala travaglio, luogo deputato a soffrire. Il loro encomiabile sforzo,
comunque, non  bastato. Pi influenti le triplette di venduti e l'immancabile astensione dei vigliacchi,
tutti quegli Onorevoli Nullafacenti che hanno avuto, per la prima volta nella loro lunga vita, la
sensazione di esistere, di contare nella conta degli aggrappati al potere. Hanno aspettato fino all'ultimo,
per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Non si tratta di studiare, discutere, legiferare. Basta
fare squadra. E la vittoria, anche risicata, consente euforie da derby. Gira gira, nel Parlamento Men's
Club siamo sempre al peggio dello Stadio. Riflettiamoci, signore!
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Par condicio.
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Giovanni Bachelet se fosse una donna sarebbe una di quelle bellezze discrete, con gli occhiali e
un girocollo di colore autunnale. Raramente ho conosciuto un politico cos sommesso, garbato, preciso.
Infatti, per tutta la vita, ha fatto lo scienziato. Eravamo nella commissione codice etico del costituendo
Pd, e me lo ricordo bene: mai una parola di troppo. Eppure stavano per epurarlo (e con lui la memoria
di suo padre) da una trasmissione che ricordava l'assassinio del professor Bachelet, in base alla
capziosa interpretazione di una legge nata per regolamentare la faziosit. La meccanica sarebbe: un
figlio di vittima delle Br di centrosinistra e un figlio di vittima delle Br di centrodestra; se non si trova
il figlio di l, salta anche quello di qua. A essere fiscali, si dovrebbe trovare, allora, di l, un politico
altrettanto sommesso, garbato, preciso. Possibilmente un fisico, che ce n' pochi, non un avvocato, che
te li tirano dietro a casse. Difficile, vero?
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Reading Show.
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Il bello di Vieni via con me  che tutti, ospiti e protagonista, leggono qualche cosa che hanno
scritto. Quando si scrive le parole vengono cercate, provate, lustrate una per una, prima di depositarle
sul foglio. Perch le parole scritte sono parole destinate a durare. Molto, poco... dipende. Ma
certamente pi delle parole dette. Si parla per comunicare informazioni (talvolta deformazioni), si
scrive per comunicare emozioni. Vieni via con me , infatti, una trasmissione calda e fredda, razionale e
sentimentale, che preferisce la pedagogia alla propaganda.  un reading show, non un talk show.
Come spettatrice saltuaria delle telerisse verbali serali dove, di regola, vince il peggiore, propongo di
imporre, anche agli ospiti di Ballar, Porta a porta, Matrix eccetera, una paginetta scritta, un tema, un
pensierino. Vincerebbe chi scrive meglio. Cio chi pensa meglio.
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Desidera acquistare?
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Gli immigrati dovranno inanellare senza sforzo congiuntivi e condizionali, pronunciare alla
perfezione le frasi: In che cosa posso servirla?, Prego si accomodi, Arrivederci e grazie. Se non
ce la fanno, non possono pi servire noodles, vendere elefantini di legno, pacchi di kleenex e borse
taroccate. Il celebre Vu cumpr va bene per gli orali in quanto ibrido vernacolare, ma negli scritti 
necessario tradurre: Desidera acquistare qualche merce?. Niente di male, per carit, imparare va
sempre bene. Per, per par condicio, mi vien voglia di proporre altri obblighi di riqualificazione
scolastica: per esempio corsi di dizione per il personale politico che presenta ancora, dopo tre
legislature nella Capitale, seri problemi con le dentali. Oppure esercizi di sintesi per i parlamentari
incontinenti: un concetto in un minuto. Chi non ce la fa, torna alla casella di partenza. Soldato
semplice.
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B.B.
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Una bella ragazzona bionda consegue il diploma di laurea triennale, non a 12 anni, che farebbe,
in effetti, notizia, bens a 25. La famiglia presenzia alla cerimonia. Il padre sorride. I fratelli scherzano.
I genitori sono orgogliosi per un giorno, la laureanda, per un giorno, grata. Tutto carino, tutto
normale. Meno normale che all'evento sia dedicata una intera pagina di un quotidiano nazionale. Il pi
influente. Il pi autorevole, almeno per tradizione. Meno normale che il rettore dell'Universit,
eccezionalmente presente, offra alla laureanda (triennale) una docenza prossima ventura. Per fortuna la
ragazza non pensa alla laurea quinquiennale: rischieremmo un numero speciale. Minaccia qualche
master. E, fieramente, di non farsi risucchiare subito dalle Aziende di Famiglia. I sudditi applaudono ai
futuri trionfi della nuova B.B. Ogni epoca ha le bionde che si merita.
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Le valigie dei maschi.
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Le loro valigie pesano meno, non devono portarsi dietro tre paia di scarpe. Hanno un costume
standard. A guardarli sciamare fuori dal Palazzo l'immagine  di una schiera di pinguini. Il petto bianco
nella camicia, la giacca scura, scura la pinna e il pantalone. Al mattino devono scegliere solo il colore
della cravatta. Tutto tempo guadagnato. Le loro giornate durano il doppio delle nostre. Non hanno i
capelli. O ne hanno pochi. Se per caso ne hanno di pi, se la cavano con un barbiere ogni tanto. Non
devono sottoporsi a colorazioni, visto che non vengono considerati tristi streghe ma luminosi brizzolati.
Devono farsi la barba, questo  vero, ma non gliela strappano con la ceretta bollente. Se sono attraenti
non vengono chiamati bel c..., identificando una parte con il tutto. Se non sono attraenti, non fanno i
fotomodelli. Ma possono intraprendere qualsiasi altra carriera. La par condicio? Non esiste.
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Serenit.
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Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri sar consentito il sereno svolgimento
delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione. E come? Corsi di yoga e tisane alla valeriana?
Compilation di arpe birmane e cinguettio di passerotti? Signorine graziose e disponibili per scaricare il
testosterone in eccesso? Macch: legittimo impedimento a rispondere delle loro azioni illegali
qualora ne avessero compiute o decidessero di compierne. Anche Noi Cittadini abbiamo bisogno di
serenit. Siamo in ansia per la crisi economica e depressi per la crisi della politica. Per par condicio
vorremmo, noi pure, qualche misura antistress. Per esempio Ministri che non prendano neppure in
considerazione l'ipotesi di finire in Tribunale, guidati da un Premier che non abbia processi in corso da
evitare n condanne insabbiate di cui darsi pensiero. E quindi abbia tempo e testa per occuparsi di Noi.
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I padri-nonni.
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A proposito della legge 40, quella che non siamo riusciti a modificare (umanizzare), c'era, su un
noto quotidiano, una decina di giorni fa, un bel paginone. L'ho ritagliato, perch aspetto sempre di
scendere in piazza e riprovarci, a conquistare alle coppie infertili il diritto di figliare assistiti. Nel
rileggerlo, da brava guardiana della par condicio fra i sessi, ho sussultato: si chiariva che una buona
legge avrebbe consentito la maternit alle donne in menopausa precoce, non certo alle cinquantenni,
onde evitare l'orrore delle mamme-nonne. Giusto. Ma: e i padri-nonni? Ne conosco parecchi.
Cinquantenni e sessantenni che, come capita spesso, si sono accasati, in seconda o terza battuta, con
una trentenne e, grazie a lei, senza bisogno di assistenza scientifica, hanno figliato. Se loro, invece che
orribili, si sentono tanto carini, tocca considerare tanto carine anche le mamme-nonne.
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Padroni del tempo.
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Affascinanti le vecchiaie maschili: hanno 78 anni (Flavio Carboni), 77 (Pasquale Lombardi), 69
(Marcello Dell'Utri), 63 (Arcangelo Martino), eppure non scendono dalla giostra del potere. Sono
stanchi, basta guardarli nelle occhiaie. Hanno guance come bisacce vuote, palpebre eccedenti a
spegnere sguardi rapaci, cuscinetti di adipe a denunciare le troppe cene spese, pare, per sostenere tizio e
diffamare caio. Fossero donne, e avessero la forza di restare sulla breccia negli anni del declino,
dovrebbero, per sovrammercato, investire un tot per mantenersi sul crinale periclitante dei 45 a colpi di
bisturi e diete. Alle cene fra faccendiere niente bucatini, cacio fritto e falanghina. Un'ipotetica P2F
svilupperebbe l'intrallazzo fra misticanze e tisane. Difficile immaginare una cricca di giovani nonne al
posto di questi decani dell'inciucio, fieri della propria decadenza e durata. Padroni del tempo.
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Il golfino di cachemire.
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 dall'et di 15 anni che mi domando: che cosa impedisce a chi si propone, come obbiettivo
politico, una societ dove il divario fra ricchi e poveri non sia esagerato, di indossare un pullover caldo
e leggero? A cominciare  stata mia madre, apostrofando me e mia sorella con la frase: Andate a fare
la rivoluzione col golfino di cachemire, in tono di somma riprovazione. Quarant'anni dopo, Silvio
Berlusconi si rivela maestro nella medesima scuola di pensiero: il comunista onesto dovrebbe
presentarsi in societ in costume da straccione. Acrilico infeltrito o tuta fangosa. Mi chiedo se si tratta
di una precauzione bellica (vorrebbe un nemico riconoscibile) oppure di una questione di etica/estetica:
chi ha a cuore le sorti degli ultimi, si imponga le medesime privazioni! Per chi volesse disintossicarsi
dal cachemire gradualmente consiglio l'acquisto di quello made in China. Trenta euro il pezzo!
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Il silenzio maschile
Non tutte le ragazze si vendono per quattro soldi, ma quelle che lo fanno sono illuminate dai
riflettori, riempiono giornali con le loro preoccupazioni materiali, con le loro descrizioni sciatte di
sederi palpati e seni che ballano. Occupano gli schermi con la loro arroganza spaventata, con i loro
occhiali scuri, con l'ansia di guadagnare ancora qualcosa prima di sparire. Le ragazze che non si
vendono tacciono. Tacciono le donne, stanche di questo baccanale sboccato. Poche parlano, per
difendere la dignit di chi tace. Ma quello che colpisce  il silenzio maschile. Voi che non pagate le
donne, che non placcate le minorenni, che preferite la qualit alla quantit, che volentieri vi assumete il
rischio di una relazione alla pari, che non considerate fare sesso una pratica completamente disgiunta
dall'amore, dalla tenerezza, dalla seduzione, voi che non siete puttanieri, per favore, dite qualcosa!
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All'ultimo sangue.
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Mariarca Terracciano, infermiera d'ospedale, lavorava per vivere e per mantenere i suoi figli.
La Asl Napoli 1 ha smesso di pagarle lo stipendio. Era commissariata? Indebitata? Qualcuno ha
rubacchiato i soldi degli altri? Mariarca, per protesta, si  fatta dissanguare, ogni giorno se ne prelevava
una siringa dalle vene. Ha smesso di mangiare, ha continuato a lavorare ed  morta. Una volta c'erano
i proletari. Li chiamavano cos perch la loro unica ricchezza era la loro prole. Oggi anche la prole
 un peso. L'unica ricchezza dei poveri  il loro corpo. Scioperare  un lusso obsoleto. La soglia della
disattenzione collettiva  cos alta che devi ammazzarti per farti notare, devi farti notare per esistere,
devi esistere perch i tuoi diritti non vengano calpestati. Nessuna par condicio fra chi deve lottare per
guadagnarsi il necessario e chi vuole delinquere per arricchirsi di beni superflui. Due Italie non
comunicanti.
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Un posto a sedere.
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La sfida fra Emma Bonino e Renata Polverini per la presidenza della Regione Lazio  gi
diventata il duello del secolo. Ma come, due Donne!? L'espressione di autentico stupore (manco
fossero due panda) con cui alcuni componenti del Cmm (Club maschile Montecitorio) hanno accolto la
notizia evolve, nei luoghi pubblici, in un, altrettanto genuino, sorriso di autocompiacimento: visto come
siamo buoni? Lo stesso sorrisino l'ho visto sulle labbra di un aitante quarantenne, in autobus, quando,
su mia esplicita richiesta, si  alzato per far sedere una donna fragile e pallidina, in avanzato stato di
gravidanza, con una bambina di due anni per mano e un ginocchio fasciato. Si sentiva un eroe, per non
essere rimasto comodo, lasciandola partorire in piedi alla prima frenata. A nessuno viene in mente che
sia un atto dovuto, cedere il posto a chi ha tutti i requisiti per sedercisi sopra?
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Le replicanti.
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Musetti dai lineamenti regolari, nasini adeguati, capelli immancabilmente lunghi fino a superare
le scapole, scriminature nitide, bocche tumide, corpi snelli, tette in bella vista (alcune naturali, altre
gonfiate: palpare per scegliere), trucchi accurati, laboriosi, come se fosse il make-up la loro attivit
principale, sorrisi freddi, dentature abbaglianti: sono tutte uguali, senza difetti apparenti n pregi
particolari, le replicanti del premier, le signorine da intrattenimento. Fotografate nei loro book (gli
unici libri con cui abbiano qualche consuetudine), intercettate nelle loro conversazioni monotematiche
(i soldi), compongono il quadro della desolazione postmoderna: giovani e navigate, ignoranti e furbe,
pronte a vendersi, capaci di contrattare il prezzo. La sola emancipazione che conoscono: diventare il
magnaccia di se stesse.
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Fare i giovani.
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Grazie a Mariastella Gelmini, coi suoi occhialetti sussiegosi (sottotesto: guardate che sono una
superprof), col tailleurino punitivo modello Carfagna (sottotesto: non  vero che il sex appeal mi ha
aiutata nella carriera), con la sua bizzarra convinzione che milioni di studenti in lotta per riqualificare
l'istruzione siano il vecchio mentre i tagli imposti alla scuola pubblica (e i fondi promessi alla scuola
privata) sarebbero il nuovo. Grazie alla scelta governativa di decapitare un'intera nazione (niente
cultura, niente testa) sottopagando, licenziando e demotivando chiunque intenda collaborare alla
formazione della mente e del gusto degli italiani. Grazie al protrarsi della precariet e al procedere della
disperazione morale e materiale, i giovani, finalmente, si sono messi a Fare i Giovani: protestano, si
ribellano, pretendono. Meno male che il centrodestra c'.
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La magnifica ossessione.
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Interrompo, con il consenso dei miei 25 lettori, le ostilit nei confronti del presidente del
Consiglio. La sua salute desta, nel cittadino rispettoso delle nevrosi proprie e altrui, seria
preoccupazione. Non  il momento di esercitare ingenerose forme di severit morale.  il momento di
soccorrere l'uomo che si cela dietro la livrea del Premier, e curarlo, prima che sia troppo tardi. Il
povero Silvio  ossessionato dalla presidente del Pd, Rosy Bindi: non rassomiglia a Barbie Deputata
eppure non  un uomo. Non  giovane come dovrebbero essere le donne, eppure non  n una mite
nonnetta devota a Santa Tivv n una masochista di mezz'et disposta a tutto pur di mantenersi
veliniforme. Non si offende quando la offende, anzi: gli sorride in faccia.  naturalmente spiritosa
(infatti non racconta barzellette). E, senza fare un pliss, gli sfiler i voti dei cattolici.
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Esercizio di comunismo.
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Nell'era dei prodotti di serie, nel pieno dell'omologazione, fra schiere di replicanti e servili
mediocrit premiate, Roberto Benigni  e resta un pezzo unico.  unica e inimitabile la mobilit
corporea che contrasta con la fissit sorpresa di quel suo sguardo programmaticamente innocente. 
unica la sua voce, capace di localizzare l'arte (quella Divina Commedia filologicamente perfetta eppure
ruspante, quasi fosse stata concepita nel cortile dietro casa) e di globalizzare la comicit (ricordate la
cerimonia degli Oscar?). I pezzi unici costano, nel mondo mercato. Li paghi perch ti rendono. Bisogna
cambiare mondo? D'accordo. Allora, impegnamoci in un esercizio di comunismo. Lesson n. One:
stabiliamo in millecinquecento euro al mese la cifra minima per sopravvivere oggi in Italia ed
eroghiamo detta somma a qualsiasi lavoratore del settore audiovisivo. A cominciare da Mauro Masi.
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Plastica postmoderna.
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Noemi Letizia da Casoria  pura plastica postmoderna. Vocetta querula, capelli tinti di giallo
che la manina laccata sposta continuamente, qualche ritocco alla carrozzeria per aiutare madre
natura, occhi vuoti, trucco pesante, attivit cerebrale ridotta e condensata in poche frasette tratte dal
prontuario delle aspiranti miss, capitolo interviste, e portate a memoria. Nessuno l'ha mai sentita
cantare ballare o recitare. Eppure ha gi ricevuto un premio: alla carriera che verr. Adesso, se i vertici
Rai riescono a gestire l'imbarazzo, debutter in televisione. Prima che la giovinezza, sua unica
competenza professionale, le sfiorisca in mano, sar ricca e stimata. Famosa lo  gi. Per par condicio
anche il bel Pier, che lavora dal carrozziere qui all'angolo, dovrebbe sfondare in tivv. C' una signora
abbastanza influente da benedirgli il compleanno?
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Ministro subito!
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Fossimo femminastre come certi maschi sono maschilisti, l'ingresso di Totti nel dibattito
politico ci riempirebbe di sacra eccitazione: finalmente un bel ragazzo a farsi commentare ed
estrapolare, ringhiare e chiosare. Finalmente, su questa rubrica nata per rifilare agli uomini lo stesso
trattamento a cui siamo sottoposte noi dal menarca alla bara, una pausa da calvizie e riporti, pancette e
pappagorge, occhi spenti e spalle cadenti! Finalmente un'opportunit per declinare le nostre preferenze:
spalle larghe e fianchi stretti, gambe tornite, addominali lavorati e faccia scolpita. Fossimo
femminastre lo faremmo Ministro, invece ci limitiamo a difenderlo dall'assalto degli Onorevoli
Parassiti, disposti a prendere sul serio qualsiasi cosa dica, pur di rubare un po' dell'attenzione con cui
la gente lo ascolta. Vuoi pi bene alla mamma o al pap? Alla mamma. E allora: Mamma ladrona!.
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Ladies.
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Donne nel Settimo Cielo della politica ce ne sono poche, ma quelle poche, fra loro, si amano
spietatamente. Alessandra M., 48 anni, lunghi capelli ossigenati spioventi sulle spalle, ex attrice, nipote
di celebrit (un dittatore e una stella del cinema), stile buzzicona verace va matta per Mara C., 35
anni, corti capelli neri dal taglio impeccabile, ex showgirl, ex oggetto del desiderio del presidente del
Consiglio, stile Joan Crawford va alla guerra. Appena Buzzicona ha visto J. Crawford parlar fitto
fitto con un deputato dal cognome inaccostabile si  affrettata a fotografarla. Vergognati ha urlato
stai tradendo il Sultano. Vergognati tu ha sussurato Mara, gelida e misurata, stai soltanto
cercando di farti notare. Probabilmente hanno ragione tutte e due. Per, che classe Mara! Qualunque
sia la genesi della sua assunzione al Settimo Cielo, ha certamente imparato a volare.
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L'articolo delle donne.
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Avete mai sentito dire il Fini o il Berlusconi? No. I maschi godono di nome e cognome,
oppure cognome e titolo. Oppure titolo e basta: il Presidente, l'Avvocato. Oppure un possessivo che li
consegna a se stessi: Sua Eccellenza, Sua Santit. Le donne, anche se in carriera, rischiano sempre
l'articolo. Come mai? Si tratta di tentata reificazione o subdola riduzione di dignit? Angela Merkel 
Cancelliere. La Merkel sa di malattia infettiva. Mi sono beccato la merkel. La Bindi sembra una
bicicletta. La Polverini una fabbrichetta di laterizi. La Carfagna d un'idea di bestiolina onnivora,
grande divoratrice di provviste. E la Ministra, con quel fisichetto sottile, non se la merita, una simile
evocazione. Allora, per tutte noi, visto che anch'io mi sono stufata di essere La Ravera, impegni il
suo Alto Ministero per imporre l'articolo determinativo agli uomini o vietarlo nel nominare le donne.
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Lui l?
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Ancora pi bello, adesso che non  pi giovane, con gli occhi pi pesanti e i capelli pi chiari,
Aldo Busi ha voluto arricchire la misera dieta del fake reality L'isola dei famosi con un ingrediente
non compatibile: la parola. Ha suscitato la risentita reazione dei finti naufraghi, tutti allineati su uno
scambio minimale di segnali, conflittini e scurrilit compitamente poco articolate, al limite del
grugnito. Dal primo momento che l'ho visto (su Blob) ho pensato: lui l? Lui: cos intelligente, cos
altezzoso! Ha voluto immolarsi? Ha voluto pagarsi una lunga vacanza dallo sciocchezzaio televisivo
per scrivere un altro bel romanzo? Nel caso, avremmo una supplica: avendo apprezzato il suo ottimo
Bildungsroman d'esordio Seminario sulla giovent, per par condicio generazionale, scriverebbe oggi
Introduzione alla vecchiaia? La maturit, in fondo,  stagione ben pi rischiosa dell'adolescenza.
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Miseria e incivilt.
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Quattro bambini di etnia rom sono morti bruciati nei loro lettini. Miseria (loro) e incivilt
(nostra). Si  levata un'onda di cordoglio bipartisan. Si  perfino dichiarato un giorno di lutto cittadino.
 facile commuoversi sui bambini, perch non contano niente. Perch non ci minacciano e non ci
somigliano. Perch ci ricordano una parte del nostro io inerme e lontana. Cos lontana da sembrarci
bella. Quando muoiono quattro bambini il miracolo liberatore della lacrima riesce perfino in una
societ anaffettiva e scarsamente solidale come la nostra. Eppure, in quella cloaca che  la rete, sono
comparse frasi abnormi: Pi so' piccoli pi entrano nelle bare... diventano grandi e si riproducono...
quattro so' troppo pochi... zingari di merda.... Si  subito deciso di oscurare i profili.  pi facile
educare un cane ha detto Tiziana Maiolo, portavoce del Fli. E a lei, che cosa possiamo oscurare?
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Allegrie: Gino Strada / Premier.
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Gino Strada ha la faccia di uno che non ha tempo da perdere. Disordinato nei capelli, casuale
nel vestire e preciso nel parlare. Non cede mai, per nessun motivo, alle formule del discorso televisivo:
niente frasi inutili, nessuna cautela bipartisan, nessuna tentazione tenorile per cavare l'applauso. Se lo
applaudono, e lo applaudono sempre,  per quello che dice e per quello che fa. Fra le due azioni, il dire
e il fare, nel suo caso, non c' di mezzo il mare dell'ipocrisia e della retorica elettorale. Gino Strada
dice quello che fa e fa quello che crede giusto: salvare vite umane dal crimine mai punito della guerra.
Se  vero che, dopo la facile avvenenza della giovinezza, ti ritrovi a portare sul collo la faccia che ti
meriti, la sua  una medaglia al valore. Costa decenni di coraggio e abnegazione, ore e ore in mezzo al
sangue degli innocenti, quell'allegria severa, quella battagliera tristezza.
La documentazione fotografica dell'allegria del premier  una costante di questi anni scuri. In
qualsiasi occasione, dalle catastrofi naturali agli scandali sessuali, dalle figuracce mondiali ai processi
penali, era sempre in grado di produrre un sorriso da artista della comunicazione promozionale:
sguardo positivo, bocca estesa al massimo sul fronte orizzontale, denti in bella vista. Il lifting risultava
stropicciato da mazzi di ribalde rughette, ma ne valeva la pena. Era il sorriso di ferro dell'imbonitore
che sa vendere come elisir di lunga vita il solito flacone d'acqua sporca e, contemporaneamente, il
sorriso di ghiaccio del padrone, che vince sempre, anche se non convince. Da qualche giorno il sorriso
del premier  scomparso. L'iconografia di giornata propone labbra dischiuse all'invettiva, sguardo
spento, fronte contratta. Si intravede un po'di verit. Finalmente.
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Intransigenze: Mario Monicelli / Paola Binetti.
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Magro, capelli bianchi, barba coordinata, occhi vivaci, gesti sicuri. Un impeto sincero, senza
orpelli retorici. Una rabbia pulita. Voglia di difendere la democrazia. Voglia di difendere la cultura.
L'ho sentito parlare in piazza, in teatro, sotto un tendone, a Roma, a L'Aquila. Mai una parola di
troppo. Nessun vezzo da istrione. I segni del tempo sul viso come ornamenti che rendono la pelle pi
pregiata. Si rivolgeva ai giovani con severit e speranza: Dovete usare la vostra forza per sovvertire.
I giovani applaudivano: se la generazione dei padri (la mia)  in confusione, proviamo con quella dei
nonni, pensano. Un grande vecchio, Mario Monicelli. Potrebbe mai essere una donna? Esiste una
Grande vecchia? Il cinema ce lo insegna, da Gran Torino di Eastwood a Vendicami di Johnnie To:
l'eroe maschio pu invecchiare restando eroe, restando maschio. La donna no. Deve morire, come nel
melodramma, prima dell'ultimo atto.
Invidio all'onorevole Paola Binetti le sue incrollabili certezze, la fede che non ammette il
dubbio, l'intransigenza implacabile, l'integralismo cattodemocristiano e quella forma di esibizionismo
del rigore morale cos necessaria per chi vuole intraprendere, con successo, la via della santit come
carriera. Ammiro il suo stile severo, i soffici capelli bianchi, le sciarpe, gli occhiali. Sono lieta che,
sicura come una rondine, sia volata via dal centrosinistra per fare il nido nel centro-centro, lontano
dalle tentazioni del demonio relativista. Tuttavia, proprio per rispetto alle sue intolleranze elementari,
vorrei rassicurarla: Monicelli era una delle persone meno disperate e meno sole che ho conosciuto in
vita mia. Quattro diverse generazioni si disputavano la sua amicizia. Ha esercitato, poich era ancora in
grado di farlo, il libero arbitrio. Se la prenda con Immanuel Kant, non con lui.
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Generi diversi: Serena Dandini / Marco Travaglio.
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Serena Dandini ha una faccia bellissima. Mobile, espressiva, ammiccante. Sorride
ininterrottamente e riesce a non essere stucchevole.  padrona di casa e servo di scena, spalla comica e
direttore d'orchestra. Non sbaglia un tono, non perde un tempo. Se fosse un uomo sarebbe un Pippo
Baudo meno impettito, il padrone del video. Invece se ne sta buona buona, in seconda serata, sulla terza
rete, stretta fra una trasmissione debordante e una improrogabile. Certe volte il suo Parla con me dura
mezz'ora, certe volte dodici minuti. Nel secondo caso  un coitus interruptus, si vorrebbe continuare,
fino all'apice della soddisfazione: quando l'intelligenza del reale si completa nella risata catartica della
satira. E quello che pensiamo del nostro Paese, per un attimo, non ci fa pi paura. Serena Dandini ha
una faccia bellissima. Vorremmo continuare a vederla (anche l'anno prossimo).
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Bello e cattivo. Capace di ridere con gli occhi (verdi), mantenendo la bocca in posizione di
battaglia: chiusa in un ascolto vorace, aperta a sparare parole feroci. A raffica, a bassezza d'uomo.
Con l'aggravante di un timbro soave e mono tono. Senza impennate e senza stecche. Il fascino di
Marco Travaglio  nella sua compostezza estrema. Se fosse una donna sarebbe una di quelle giovani
signore che siedono con le ginocchia strette, non accavallano mai le gambe, tengono la camicetta
abbottonata e la schiena diritta e i capelli legati. Se fosse una donna, sarebbe gi sul rogo. Le donne, se
ci azzeccano (perdonate il dipietrese), se non si allineano con la maggioranza, se non si adeguano ai
modesti modelli correnti (la fica, la replicante in carriera, l'oca giuliva, la suffragetta pallosa, la
mamma retorica e via umiliando), vengono rinchiuse. O escluse.
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Babbo Natale.
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Caro Babbo Natale, lo so, non sono stata buona quest'anno, lo spazio su cui  postata la
presente letterina, purtroppo, fornisce ampia testimonianza dei miei peccati. Iterativamente, cosciente
della mia scelleratezza, ho mancato di rispetto a ministri e presidenti, senatori e deputati, finanzieri e
palazzinari: mi sono permessa di trattarli da donne, il che, come le donne ben sanno,  umiliante.
Chiedo perci perdono e prometto che l'anno prossimo sar meno discola. In cambio di questi buoni
proponimenti, caro Babbo Natale, ti chiedo un piccolo regalo: fammi trovare sotto l'albero un leader
per il centrosinistra. Non troppo vecchio, non troppo usurato, non troppo ossessionato dal centro, non
troppo spaventato dalla sinistra. Compramelo di buon carattere, ma non pirla. Che sia forte, che ci
tenga dentro tutti. A te non costa niente, un mediocre miracolo. Per noi sarebbe la salvezza.
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FINE.